Catanzaro, gli affari della cosca nel business dei migranti: 68 arresti

Pochi giorni fa era stato il Procuratore di Catania Zuccaro a denunciare gli interessi della criminalità organizzata nell’accoglienza

 

CATANZARO – Le mani della cosca nell’accoglienza dei migranti. Un sospetto insistito, quello degli interessi della criminalità organizzata in questo settore, che trova conferma nell’operazione “Jonny” messa a segno questa notte da cinquecento agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Catanzaro e Crotone, coadiuvati dai Carabinieri del ROS e dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Un dispiego di forze imponente che ha consentito di trarre in arresto 68 persone, accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose.

A coordinare le indagini e disporre i provvedimenti di fermo la Direzione Distrettuale Antimafia guidata da Nicola Gratteri.

L’indagine ha permesso di sgominare la famigerata cosca di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia Arena, coinvolta in molteplici attività criminali tra le province di Catanzaro e Crotone. All’attenzione degli inquirenti per l’operazione di queste ore – oltre alla consueta attività estorsiva in tutto il territorio controllato dalla cosa e agli interessi nel gioco d’azzardo – gli interessi della famiglia nella gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzato e Lampedusa. Secondo gli inquirenti gli Arena avrebbero avuto in mano, da più di un decennio, tutte le attività imprenditoriali connesse al funzionamento dei servizi di accoglienza del C.A.R.A. “Sant’Anna”.

Riuscendo ad aggiudicarsi – tramite il Governatore della “Fraternità di Misericordia” Leonardo Sacco – gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione presso il centro di accoglienza, affidati ad imprese riconducibili alla cosca e ad altre famiglie di ‘ndrangheta che potevano così lucrare sui denari destinati all’accoglienza dei migranti.

Soltanto pochi giorni fa era stato il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro a riferire in diverse sedi istituzionali riguardo gli interessi della criminalità organizzata nel “business dell’accoglienza”. “Ho contezza che le organizzazioni mafiose appetiscono i denari erogati per la gestione dei migranti in Italia. La mafia tenta di intercettarle”, aveva detto il magistrato etneo nell’audizione alla Commissione difesa del Senato. Parole confermate dal Procuratore di Trapani Ambrogio Cartosio, che nella stessa sede aveva confermato come soggetti imparentati o contigui alle organizzazioni mafiose fossero inseriti in questo business”.

Sul versante gioco d’azzardo l’inchiesta ha permesso di provare che la potente famiglia di ‘ndrangheta avesse acquisito e conservato, in ragione del proprio potere di intimidazione, una “posizione dominante” nel giro delle scommesse on line e del noleggio degli apparecchi da intrattenimento. Un monopolio che si sarebbe esteso alla città di Crotone ed al suo hinterland, fruttando agli Arena profitti enormi non ostacolati da alcun concorrente. L’operazione ha accertato inoltre come la società di bookmaker Centurion Bet – attiva nel settore delle scommesse, operativa in Italia con oltre 500 agenzie e ramificata in tutto il mondo – avesse messo a disposizione i propri circuiti di gioco on line alla società Kroton Games riconducibile alla cosca Arena. A mediare l’operazione – che fruttava alla famiglia decine di milioni di euro – il barese Francesco Martiradonna.

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