Aggressioni negli ospedali, se anche alla Sanità servono eroi la nostra società è davvero perduta

Nel gennaio 2017 pubblicavamo la notizia di un’aggressione all’Ospedale “Vittorio Emanuele” di Catania, ai danni di un medico reo di non aver comunicato ad un bruto. La situazione non è cambiata, anzi

Era il gennaio 2017 quando Tribù pubblicava la notizia di un’aggressione all’Ospedale “Vittorio Emanuele” di Catania, ai danni di un medico reo di non aver comunicato ad un bruto, animato da cattive intenzioni, i dati di una paziente ricoverata. Il caso destò enorme clamore e rimbalzò sulla stampa regionale e nazionale come un esempio dell’insicurezza e del degrado in cui versano i nosocomi catanesi e siciliani. 

Luoghi di cura e assistenza dove medici e infermieri rischiano di trovarsi alla mercé dei malintenzionati, e dov’è sin troppo facile aggirare la “barriera” dell’accettazione e penetrare nel triage senza autorizzazione. Come dimostrarono i molti casi di aggressione verificatisi nei mesi successivi ma di minore impatto giornalistico.

Fino alla notizia dello stupro di una guardia medica di Tremestieri, nel settembre 2017, che richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sui temi della sicurezza nel settore sanitario. Un alcolizzato si introdusse nella guardia medica, priva di ogni controllo, con la scusa di farsi curare, per poi assoggettare la dottoressa di turno e abusare di lei per ore, fino all’arrivo dei soccorsi. 

Coraggiosamente la dottoressa Serafina Strano, questo il nome della vittima, accettò di intervenire alla Camera dei Deputati per denunciare la violenza subita e lanciare l’allarme. «Esigo dallo Stato, anche per le mie colleghe che lavorano con angoscia e paura, che i presidi di guardia medica vengano messi in sicurezza», disse di fronte all’aula gremita di Montecitorio.

Un intervento sommerso di applausi, ma ancora non ascoltato. Perché la situazione non sembra essere migliorata, come ci dice l’ultimo caso di violenza avvenuto nelle scorse ore ancora nel catanese. E ancora al “Vittorio Emanuele”, dove una dottoressa è stata colpita con l’asta di una flebo da una paziente indispettita dal richiamo a rispettare la fila.

Un richiamo che dev’esserle sembrato un’insopportabile angheria, se l’ha spinta a reagire in modo violento. Ma anche questo è segnale del livello di alienazione e nevrosi raggiunto dalla nostra società, dove il più piccolo gesto può essere la scintilla buona per far scoppiare un devastante incendio.

Per la dottoressa del “Vittorio”, fortunatamente, non ci sono state gravi conseguenze fisiche. Diversa la condizione psicologica, di fronte all’idea di tornare su un posto di lavoro che si dimostra una volta di più insicuro e alla mercé dei malintenzionati. Per il quale le Istituzioni locali e nazionali, campionesse di contrizione, non riescono a fare un granché (fatto salvo il  nuovo Governo e il neo ministro Giulia Grillo, cui va lasciato il tempo di intervenire). Non parliamo dell’Ordine dei Medici, che ai piedi dell’Etna sembra occupato più a risolvere le proprie beghe interne che ad occuparsi della propria categoria.

Il rischio, come sempre, è che il cittadino decida di farsi giustizia da solo. E infatti già nelle scorse settimane alcuni militanti di estrema destra hanno dato vita a picchetti di controllo di fronte a ospedali e guardie mediche del catanese. E’ facile immaginare a quale pericolo esponga l’abbandono a forme di giustizia fai-da-te, pur generate dall’assenza dello Stato. 

Ed è triste constatare, una volta di più, come l’opinione pubblica abbia sempre bisogno di un caso eclatante per accendere la propria attenzione su un problema, per poi tornare a chetarsi e a dormire una volta trascorsa la fase mediatica del caso. Un’incapacità di vegliare sul lavoro delle Istituzioni, favorita da una stampa inutilmente sensazionalista e per il resto distratta, che ingenera un circolo vizioso di indolenza e menefreghismo. 

Intanto, nell’indifferenza di tutti, medici e infermieri continuano a lavorare per garantire il diritto alla Salute. Un diritto sempre più spesso pagato con il sacrificio personale, in una terra disgraziata che ha sempre bisogno di eroi.

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