Aggressioni nei Pronto Soccorso catanesi, con l’improvvisazione al Governo non si risolve nulla

Seguita a tenere banco la questione della sicurezza nei Pronto Soccorso catanesi dopo l’ennesima aggressione avvenuta alcuni giorni fa al “Vittorio”

Seguita a tenere banco la questione della sicurezza nei Pronto Soccorso catanesi dopo l’ennesima aggressione avvenuta alcuni giorni fa al “Vittorio Emanuele”. Aggressione che, lo abbiamo scritto, è il segno dei tempi di una professione, quella medica e infermieristica, che sempre più spesso richiede il sacrificio dei suoi operatori, chiamati a pagare con minacce e attacchi fisici la volontà di fare il proprio dovere.

Una situazione grave, a fronte della quale era doveroso che si mobilitassero Istituzioni e Autorità. E le Istituzioni e le Autorità si sono effettivamente mobilitate. Lasciamo giudicare il lettore con quali risultati effettivi o potenziali.

Anzitutto si è registrata la reazione del Ministro della Salute Giulia Grillo, che da catanese ha seguito la vicenda con particolare attenzione. “Ora basta! L’ennesimo, gravissimo episodio di violenza accaduto al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania, desta nuovo sconcerto e grande preoccupazione – ha scritto su Facebook il Ministro – Questo grave fenomeno, mi aveva già convinta della necessità di un intervento legislativo. Presenterò presto un Ddl, che stiamo valutando col ministero della Giustizia, che va nella direzione di un inasprimento delle pene per le violenze commesse nei confronti del personale sanitario”. 

Questa la soluzione escogitata dal neo ministro. Ma è facile constatare come il rimedio, di là dall’efficacia mediatica, trovi poca o nulla utilità nella realtà. Difficilmente, infatti, l’inasprimento delle pene potrà rappresentare un deterrente per persone che vengono alle mani in uno stato di alterazione psicologica, presi dalla rabbia o dalla furia del momento, com’è nella maggior parte dei casi di aggressione avvenuti. A costoro non importerà di rischiare una pena più o meno consistente.

La violenza non è mai accettabile, ma dobbiamo dirci che gli ospedali catanesi e siciliani versano in condizioni talvolta così degradate da accendere una scintilla di follia nella mente dei pazienti. E in questo caso la soluzione non è certo un vacuo aumento delle pene, materia per giuristi o avvocati, ma una maggior assistenza e controllo, con più personale a disposizione e una media umana di medici per pazienti da gestire. 

Del resto le pene già esistono c’è chi le sconta, come l’aggressore che sempre nel Pronto Soccorso del “Vittorio”, a gennaio 2017, organizzò una spedizione punitiva per castigare un medico reo di non essersi piegato alle sue richieste. 

Questo per quanto riguarda il Ministro. Ma nelle scorse ore altre Autorità hanno vaticinato in materia di Pronto Soccorso. A far discutere sono anche i risultati del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto di Catania Silvana Riccio, alla presenza dell’Assessore alla Salute della Regione Siciliana Ruggero Razza. Il quale, per contenere il problema della violenza nei nosocomi, ha escogitato una soluzione a dir poco geniale.

«Abbiamo immaginato delle misure ancora più stringenti per il pronto soccorso del Vittorio Emanuele di Catania come il divieto d’accesso anche per gli accompagnatori del paziente in visita», ha detto l’Assessore alla Salute del Governo Musumeci all’uscita della riunione. Aspettiamo di capire come si concretizzerà la misura. Ma detta così essa presenta problemi giganteschi.

Che fare con i pazienti minorenni, anziani, obnubilati o interdetti che si presentino al Pronto Soccorso? Gli accompagnatori dovranno abbandonarli al loro destino sul ciglio dell’astanteria? O la restrizione avverrà soltanto all’interno del Triage? E anche qui, come si può pensare che un paziente non autonomo possa rimanere da solo, visti i tempi biblici di attesa per ricevere le cure più elementari? Comunque la giriamo, la proposta dell’Assessore Razza pare frutto più dell’emozione del momento che di un ragionamento serio e strutturale. Quale sarebbe lecito aspettarsi dall’Assessore alla Salute della Regione Siciliana. 

A Roma come a Palermo le Istituzioni appaiono confuse su come affrontare la questione catanese. E le soluzioni proposte mostrano un livello di improvvisazione e approssimazione francamente preoccupante. I nostri medici e infermieri meritano uno sforzo maggiore per una risoluzione effettiva del problema. E sopratutto che si esca dall’idea che l’emergenza possa essere affrontata a costo zero.

Non è così. Soltanto con l’impiego di nuove risorse e di nuove professionalità sarà possibile migliorare la situazione e far rientrare l’emergenza. Se questo richiederà qualcosa in più che un post su Facebook o di una dichiarazione nerboruta alla stampa, pazienza. I pazienti e i medici dei nostri ospedali non possono più aspettare. 

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