“Ai tempi del Duce ti avrebbero fucilato”: l’olio di ricino 2.0 scorre sui social

Ad una riflessione schietta ed obiettiva sul fascismo abbiamo preferito vecchie logiche di riciclo politico e di “volemose bene”. Questi sono i risultati

Chi scrive è un traditore del suo Paese, un radical chic del cavolo, una testa di cazzo che dovrebbe andare a lavorare.
“Ai tempi del Duce” sarebbe stato fucilato, sempre lo scrivente, non prima di aver avuto tagliata la lingua per impedirgli di proferire altre offese alla Patria.
Quali siano queste offese è presto detto. Ad un post su Facebook che riportava la fotografia del Commissario di Polizia catanese rapinato e ferito in casa da una coppia di gambiani, mettendo in relazione l’episodio con le politiche d’accoglienza, mi ero permesso di rispondere che “è stato giusto accogliere quei due animali, perché non potevamo sapere che lo fossero o lo sarebbero diventati. Chiunque è un potenziale omicida, e in qualunque contatto umano c’è un assunzione di rischio. Rifiutarlo vuol dire rifiutare di essere umani e smettere di vivere”.


Naturalmente il discorso dell’immigrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione è infinitamente complesso. Si può ragionare sulle politiche d’accoglienza e di integrazione – livello successivo e necessario, come ribadito pochi giorni fa anche da Papa Francesco -, ma al presente traditore della Patria premeva sopratutto dire che la strumentalizzazione sulla pelle del povero Commissario catanese, che già ha il suo bel da fare a guarire dagli ottanta punti di sutura e dallo shock, l’asservimento di questo drammatico episodio a basse logiche di propaganda politica fossero doppiamente offensivi nei confronti della vittima e della sua famiglia.
Non l’avessi mai fatto. Decine e decine di commenti mi hanno ricordato come sui social, oggigiorno, sia impossibile parlare il linguaggio della pacatezza e del ragionamento, ma soltanto quello arrabbiato e scomposto dei seminatori d’odio, con inclinazioni visibili verso ideologie che credevamo a torto morte e sepolte.


E’ l’olio di ricino 2.0, come sottolineato da un amico dopo la pubblicazione di un estratto del post.
E’ la plastificazione di quanto possa essere pericoloso per un Paese non fare i conti con la propria storia. E questi conti in Italia non sono stati fatti, né nel Dopoguerra né mai, preferendo ad una riflessione schietta ed obiettiva sul fascismo logiche di riciclo politico e di “volemose bene”, che hanno costruito la leggenda di un fascismo buono, etichetta di cui si vantano oggi politici ed uomini di Governo. “Fascismo buono” che viene continuamente titillato, anche ai massimi livelli, senza riflettere su quanto pericoloso possa essere riattizzare simili pulsioni in un Paese che non le ha mai rinnegate.
Un minimo assaggio di questa pericolosità, forse, lo si può riscontrare anche nel post sopra descritto. Quello in cui si dà del traditore, del radical chic, della testa di cazzo ad una persona soltanto perché ha espresso un’idea diversa. E dove si invocano persino i fucili, in un crescendo di violenza verbale francamente inquietante.

Molti dopo aver letto il post di cui sopra mi hanno invitato a denunciare. Sono persuaso che la Polizia e i magistrati abbiano faccende più serie di cui occuparsi. Al leone da tastiera che ha scritto quelle sciocchezze chiederei un confronto dal vivo, e sono certo che ne uscirebbe con la coda tra le gambe. A meno di non ricorrere anche fisicamente alla violenza, e allora forse sarei io a soccombere. E con me l’idea che questo possa essere un Paese civile, democratico e liberale come forse per troppi anni si è illuso di essere.

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  • Vorrei tanto poter dire che questo post è esagerato e disperatamente pessimista, ma la realtà è questa, anche se mi fa così paura (una paura fisica terribile) che qualche volta vorrei chiudere gli occhi per non vedere. Per non vedere che Salvini usa le parole come il manganello e l”olio di ricino. Qualcuno ha scritto nei giorni scorsi (se non sbaglio Giulio Cavalli) “la lingua di ricino”. Si fa presto a passare ad un uso più concreto di questi due strumenti. Di Maio non si ribellerà, Beppe Grillo ha parlato anche in occasione di un suo recentissimo spettacolo (gente pagante che ascolta i suoi comizi) e ho sentito ancora parole deliranti. Leggo spesso i commenti degli elettori dei 5stelle, assolutamente privi della minica critica, ma devo lasciarmi aperta almeno una speranza: che Fico non si limiti a fare la foglia che copre le pubenda delle statue. I miei nonni le chiamavano “le vergogne”, ho sempre pensato che fosse una frase bigotta, ma invece quelle che adesso Fico copre sono proprio vergogne. Smetta di nasconderle e, possibilmente, le combatta. gluten sensitivity

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