Allontanato dalla madre perché “diverso”. Ecco il testo del provvedimento

Una decisione gravemente discriminatoria che fa discutere

di Renata Saitta*

Allontanato il figlio dalla madre perché è diverso ed ostenta atteggiamenti in modo provocatorio, con un comportamento effeminato. Così il Tribunale per i Minorenni di Venezia qualche giorno fa ha motivato il provvedimento reso nei confronti di un tredicenne.

La notizia è stata riportata su alcuni quotidiani ed è certamente spunto di riflessione e perplessità per quanti operano nel terrore della giustizia minorile, foriera di polemiche e di critiche. Certamente una storia molto triste e complicata che ha come protagonista un ragazzino, con un vissuto di forti disagi a seguito di un gravissimo conflitto genitoriale.

Non volendo addentrarci nel merito della vicenda processuale, che sarà certamente esaminata dai legali, in questa sede quel che preme evidenziare è la inadeguatezza del detto provvedimento rispetto al caso concreto.

Un provvedimento certamente pregiudizievole per il minore e fonte di discriminazione.

La storia è complessa, il padre venne accusato di abusi sessuali nei confronti proprio del figlio, anche se poi venne assolto per insufficienza di prove (il legale di fiducia della madre ha sostenuto che in seno alla sentenza si rileva che non si ha motivo di dubitare dei fatti raccontati dal bambino). A seguito di detti fatti comunque il Tribunale per i minori rese un provvedimento che determinava la frequenza giornaliera del ragazzino in una comunità. L’atteggiamento “effeminato” del minore veniva notato dal personale della comunità che subito avvertiva i servizi sociali. I quali, in seno alla relazione, sostennero che i detti atteggiamenti erano da addebitare alla madre e alle sorelle. Scrivono testualmente che “il suo mondo affettivo risultava legato quasi esclusivamente a figure femminili e la relazione con la madre appariva connotata da aspetti di dipendenza soprattutto riferendosi a relazione diadiche con conseguente difficoltà di identificazione sessuale tanto che in alcune occasioni era andato a scuola con gli occhi truccati lo smalto alle unghie e i brillantini sul viso …” e continuano scrivendo che “tende in tutti i modi ad affermare che è diverso ed ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio”.

Su questa base il Tribunale rendeva l’ingiusto provvedimento di allontanamento dalla madre.

Il ragazzino è stato affidato ai servizi sociali, con collocamento presso idonea comunità, che dovrebbero avviare un “percorso di revisione” necessario per permettere al minore un funzionamento differenziato rispetto a quello della madre.

Al di la delle problematicità di difficile soluzione, delle polemiche e delle diverse interpretazioni, giuste o sbagliate che siano, non v’è dubbio che un tal provvedimento è certamente fonte di grave pregiudizio per il minore.

Si è chiesto il Decidente, quali possano essere le conseguenze dell’ingresso di un ragazzino, tredicenne, già fortemente provato per le vicissitudini giudiziarie, carico di malessere, in una comunità ove certamente verrà in contatto con altri ragazzini magari della sua stessa età che conosceranno la sua storia, e che certamente lo additeranno come “omosessuale”? Perché è vero che il Decreto fotografa una personalità fortemente disturbata ma è anche vero che l’allontanamento della madre è avvenuto proprio per la necessità di diversificazione dalla stessa.

Allora si rischia veramente tanto, con la psiche già fortemente provata del minore ora gravata da un provvedimento che lo allontana dalla madre e lo colloca in una comunità che certamente non è adeguata ad affrontare il disagio

Il provvedimento è certamente una lesione del diritto allo sviluppo della persona umana garantito dal diritto sovranazionale e dalla Costituzione.

Il Tribunale ha operato senza dubbio una discriminazione che non si può accettare. Non è vantaggiosa per il minore ma gravemente pregiudizievole, pericolosa.

Si tratta fortunatamente di un provvedimento temporaneo che si spera venga modificato o riformato.

In ogni caso, com’è costume del nostro giornale, è giusto che ciascun lettore abbia accesso al documento e si formi liberamente la propria opinione.

ECCO IL TESTO:

provvedimento Tribunale Venezia

* Renata Saitta, avvocato e docente universitario, presidente della Camera minorile di Catania

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