Ambiente: il “polverino” dell’Ilva di Taranto non sarà più smaltito nella discarica di Melilli

Dopo le proteste degli ecologisti, la decisione del ministro Galletti

MELILLI – Stop allo smaltimento del “polverino” proveniente dall’Ilva di Taranto nella discarica di Melilli, nel siracusano. Lo ha deciso il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti che in una nota afferma che il rifiuto speciale “non sarà più diretto alla discarica di Melilli”. Galletti spiega che “la decisione dei commissari dell’azienda è pienamente coerente con quanto detto da tempo, e cioè che il trasferimento al centro Cisma Ambiente, tra Melilli e Augusta, dei rifiuti industriali non pericolosi provenienti dallo stabilimento tarantino sarebbe stata solo una soluzione temporanea, comunque avvenuta in piena sicurezza e trasparenza”.

Il ministro aggiunge di aver “ascoltato in questi mesi con attenzione le preoccupazioni della comunità della provincia siracusana, in cui già insiste un complesso Sito d’interesse nazionale da bonificare: proprio la delicatezza ambientale di quel territorio mi ha spinto a chiedere alla gestione commissariale dell’Ilva di accelerare quanto più possibile la conclusione delle procedure”.

Da aprile 2015, i rifiuti dell’Ilva di Taranto vengono smaltiti proprio nella discarica di Melilli, in un territorio già segnato dal polo petrolchimico più vasto d’Europa. Questa “importazione” ha da sempre suscitato le proteste degli ambientalisti. L’ultima in ordine di tempo la notte tra il 14 e il 15 dicembre scorsi quando gli ambientalisti, capeggiati da don Palmiro Prisutto, hanno bloccato i camion sbarcati al porto di Catania. Un trasporto che avviene “costantemente, lontano dai riflettori – hanno denunciato i manifestanti – nel completo silenzio delle istituzioni e all’insaputa delle popolazioni locali. Un metodo che è delle ecomafie”.

Quella dello spostamento dei rifiuti dalla Puglia alla Sicilia è una “decisione presa a tavolino dal ministero dell’Ambiente con i commissari dell’Ilva  che risulta insostenibile dal punto di vista ambientale e palesemente antieconomica, se non per le aziende private incaricate di attuarla”, ha più volte sostenuto il movimento ambientalista criticando aspramente il ministro Galletti, il quale ha sempre sostenuto che “non c’è pericolo di inquinamento e la situazione è solo transitoria”.

 

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