Amori violenti, Katia: “Il silenzio uccide”

Un labirinto di violenza, dal primo divorzio alla comunità

 

CATANIA – Le storie di violenza si somigliano tutte. Ce lo confermano gli occhi di Katia che come quelli Giorgia chiedono risposte e aspettano giustizia.

La storia di Katia è un labirinto di violenza che inizia con il primo divorzio. Un rapporto finito dopo 25 anni di matrimonio: la gelosia e la rabbia del marito scatenate dal desiderio di Katia di affermarsi professionalmente.

Scelta che l’uomo non accetta. Arrivano gli schiaffi, i controlli al cellulare, i dubbi sugli spostamenti. L’uomo sospetta anche che Katia lo tradisca. Ma alla fine è Katia scoprire i tradimenti del marito.

Decide di lasciarlo. Dopo la separazione, Katia si ritrova. Avvia con successo la sua attività di acconciatrice di moda e, dopo tre anni di sacrifici e soddisfazioni, ritrova anche l’amore. Incontra lui, un uomo affascinante e gentile che la corteggia per otto mesi prima di conquistarsi la sua fiducia.

L’uomo si dichiara sterile e le vieta di prendere anticoncezionali. Così quando scopre di essere incinta per Katia è una sorpresa, quasi uno shock. Ed è con la gravidanza che tutto cambia: conquistata la fiducia di Katia, l’uomo rivela tutta la sua personalità.

L’episodio più grave di violenza, Katia lo subisce una mattina, all’alba, nella camera da letto. Nella stessa stanza dorme il bambino di 14 mesi. Il pensiero del figlio la tiene cosciente nonostante le botte. Neanche questo episodio le dà la forza di dire basta e denunciare.

Col tempo la violenza non si ferma. L’uomo è implacabile, anche nei confronti del bambino.

Katia chiede aiuto a carabinieri, agli assistenti sociali, a un avvocato, e si reca persino in ospedale per denunciare la violenza sessuale di quest’uomo che per mesi continua a presentarsi alla sua porta e al quale lei non riesce a dire di no. La paura è più forte.

Fino al 25 dicembre 2014: l’uomo si presenta ancora una volta, ma Katia esasperata si rifiuta di farlo entrare e la rabbia del compagno esplode. Le distrugge il garage, i mobili, l’attrezzatura da lavoro frutto di anni di sacrifici. Katia decide che in quella casa non vuole metterci più piede.

La vicenda giudiziaria è ancora aperta. Non sappiamo che piega prenderà e non vogliamo essere noi a valutarla. Ci limitiamo a raccontarla, a dare voce ad una donna che, ormai, ha solo una certezza: non bisogna tenersi tutto dentro. Il silenzio uccide.

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