Amri a Catania. La DIGOS aveva capito tutto

Catania è uno dei porti più ambiti degli sbarchi di provenienza libica. Perché?

Anis Amri e Catania, un filo lega l’assassino di Fabrizia di Lorenzo e degli altri 11 caduti di Berlino con la città sotto l’Etna.

Anis Amri

E la DIGOS etnea, d’altra parte, aveva fatto bene il suo mestiere segnalando già subito dopo la scarcerazione del tunisino che ci si trovava alla presenza di un «personaggio di indole violenta, carismatico, di stretta osservanza dei principi religiosi islamici».

Il Questore Incardona e la dirigente della Digos Paglialunga
Il Questore Cardona e la dirigente della Digos Paglialunga

 

Amri, d’altra parte, non faceva mistero della sua radicalizzazione ed anzi fu proprio l’intelligence carceraria italiana a segnalarlo a sua volta dopo i 12 rapporti disciplinari che avevano attinto il giovane arabo nella sua esperienza detentiva in Sicilia.

Donato Capece
Donato Capece

Donato Capece, esponente storico del Corpo di Polizia Penitenziaria, è chiarissimo quando afferma che Amri «era segnalato e tenuto sotto stretta osservazione come un detenuto violento e riottoso».

Ma perché Catania?

Perché Catania, e lo ribadiamo, è uno dei porti più ambiti degli sbarchi di provenienza libica.

E perché?


LE ANTICHE RELAZIONI TRA LA SICILIA, CATANIA E LA LIBIA

Catania del resto ha da sempre avuto un rapporto privilegiato con la Libia, di Gheddafi prima e dopo con i pezzi residui di quel regime che gestiscono il traffico di essere umani.

Tutto ebbe inizio con la longa manus della rivoluzione verde che a Catania svolgeva l’attività di avvocato civilista, Michele Papa.

Michele Papa era un massone, legato ad un altro massone (di professione giornalista – oggi in pensione), che in cambio di laute consegne di denaro si diede da fare per sostenere la rivoluzione verde e cercare addirittura adepti in Sicilia.

Nell’estate del 1978 si tenne una imponente manifestazione in piazza Verga a Catania, con la piazza gremita di strani personaggi che sventolavano la bandiera verde della rivoluzione del Colonnello.

Anni strani che furono investigati anche dal Procuratore Carlo Palermo, il quale da Trapani incrociò Papa, non solo, intento a costruire la prima moschea in Sicilia, e precisamente a Catania, e a cercare aiuti perché la Sicilia volgesse lo sguardo alle “sue radici arabe”.

La Moschea di Catania
La Moschea di Catania

 

Negli anni ’90 poi, la Procura della Repubblica di Catania, Procuratore Alicata, svolse un’interessante attività di indagine che incrociava le investigazioni della Procura della Repubblica di Firenze, Procuratore Vigna, e che riguardarano un signore molto temuto a nome Pacini, personaggio oscuro legato ad apparati e collegato a faccende mai completamente chiarite, ma di casa in Libia con soste frequenti a Catania.

GLI SBARCHI ED IL RUOLO DELLA MAFIA

Risalgono, invece, ai nostri anni più recenti le indagini condotte dalla Procura della Repubblica etnea, Procuratore Salvi, circa il ruolo avuto da Cosa Nostra nella gestione degli sbarchi e soprattutto nelle operazioni di avvicinamento nonché di smistamento del carico di disperati, con prigioni vere e proprie, destinate ai poveracci in debito del saldo, allestite nel siracusano e con un ruolo ben definito di Cosa Nostra catanese.

IL RUOLO DEGLI ANTAGONISTI E L’AIUTO AI SEDICENTI RICHIEDENTI ASILO POLITICO

E sempre a quegli anni risalgono le attività di verifica e riscontro su taluni esponenti vicini agli ambienti dell’antagonismo catanese, che già in occasione dei primi sbarchi si erano distinti per aver fornito sostegno logistico a personaggi ben precisi, i quali non di rado trovavano alloggio in case terranee della via Plebiscito proprio a Catania.

LO STATO A CATANIA

Oggi alla guida della Procura c’è Zuccaro,  personalità forte e comando sicuro in uno degli Uffici inquirenti di frontiera tra i più delicati, con un bagaglio di esperienza senza uguali poiché proprio con Salvi Procuratore era Lui l’Aggiunto che coordinava la Direzione distrettuale antimafia, mentre a capo della Questura c’è un Funzionario di Polizia di prim’ordine, con le idee chiarissime ed un fiuto vecchio stampo, ed ancora c’è un Prefetto che, come nessun altro in Italia, ha coordinato gli sbarchi degli ultimi tre anni.

Il Procuratore Carmelo Zuccaro
Il Procuratore Carmelo Zuccaro

 

C’è cioè a Catania un dispositivo investigativo dello Stato, in uno con i presidi della nostra intelligence, di livello eccezionale e che può quindi offrire un contributo straordinario alla lotta al terrorismo alle pendici dell’Etna, con un database eccellente che da almeno un decennio studia anche i fenomeni infiltranti presso l’Università e lo stato delle cellule cosiddette dormienti.

Al Governo spetta di dotare i nostri presidi di strumenti più moderni, poiché per esempio l’uso di congegni elettronici di identificazione antropometrica potrebbe servire ad impedire che certi soggetti pericolosi viaggino da finti profughi proprio a bordo dei nostri mezzi con le insegne d’istituto per raggiungere destinazioni non casuali, senza essere riconosciuti da riciclati nello sbarco di turno.

Vedremo cosa accadrà nelle prossime ore, ma intanto l’allerta a Catania resta alta ed anche noi della stampa dobbiamo usare le parole con la giusta parsimonia e con molta responsabilità, senza interferire nella delicatezza delle indagini in corso.

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  • Carusi, ma che film è?.
    Se volete capire meglio la Tragedia del Mediterraneo e lo stillicidio della CRONACA NERA EUROPEA -se vi va- potrebbe esservi utile conoscerci. Siamo -probabilmente- anche “vicini di casa”.
    ONORE A GHEDDAFI CHE I SALAFITI LI HA COMBATTUTI TUTTA LA VITA. I sala…cosa?.
    ONORE e RISPETTO alla memoria di GHEDDAFI che l’AFRICA tentò di salvarla APRENDO LE FRONTIERE A TUTTI e coniando la MONETA AFRICANA di SVILUPPO. Anche per questa ragione è stato assassiNATO.
    I “mercanti di schiavi” erano tra le MAFIE armate e travestite da “ribelli colorati”. Bel risultato, non vi pare?.
    Quanto al terrorista “berlinese”, che non era un profugo, è stato “de-formato” da minorenne in Sicilia: dallo Sprar e dalle carceri per miserabili che ci distinguono nel mondo. E se ne è andato in giro per mezza Europa come niente fosse…Qualcosa non quadra, questo è sicuro.
    E da squilibrato quale era -non ci pare per niente un “islamico osservante”. Tanto più che un musulmano osservante non se ne va certo in giro su un TIR ad arrotare persone nei mercatini natalizi. Vi immaginate il miliardo di musulmani osservanti…Qui c’è un MONDO che ci sta ridendo alle spalle. Abbiamo tanti guai in Sicily -non vi ci mettete macari vuatri. Altro è il compito dei blogger in questo momento di disinformazione caotica.
    Buon anno!
    http://www.terraeliberazione.wordpress.com

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