Amt a un passo dal baratro: pronti nuovi decreti ingiuntivi

Una cinquantina di lavoratori intende recuperare i contributi mensili trattenuti e non versati al Fondo pensione Priamo

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CATANIA – Le sorti dell’Amt sono appese sempre più  a un filo sottilissimo che può spezzarsi da un momento all’altro. Dopo l’istanza di pignoramento da 1,3 milioni di euro notificata dalla Colocoop al Comune di Catania, una pioggia di decreti ingiuntivi potrebbe arrivare a breve a palazzo degli Elefanti.  

Il contenzioso riguarda il mancato versamento dei contributi mensili dei lavoratori che hanno aderito al Fondo pensione complementare “Priamo”. La vicenda è stata sollevata nei mesi scorsi da Fast Confsal che dopo una diffida ai vertici Amt, caduta nel vuoto, ha recentemente presentato un esposto in Procura.

Quasi cinquanta lavoratori hanno incaricato l’avvocato Maurizio Benincasa di ottenere l’emissione dei decreti ingiuntivi per recuperare i crediti. Ma il mancato versamento delle somme trattenute riguarda una platea più vasta di dipendenti.

“Da due anni – spiega il legale – l’azienda trattiene dalla busta paga le somme ma non le versa. Per questa ragione una ventina di giorni fa ho scritto al Fondo pensione chiedendo le singole posizioni contributive dei lavoratori ma stranamente non ho ancora ricevuto risposta. Se  le informazioni non dovessero arrivare o non dovessero essere adeguate chiederò i conteggi con l’accesso agli atti all’Azienda. Nel momento in cui avrò tutti gli estratti conto di Fondo Priamo proporrò immediatamente i decreti ingiuntivi nei confronti di Amt. Alla luce di questa situazione, unitamente alla vicenda Colocoop, di fatto l’Amt è un’azienda assolutamente fuori controllo”.

Gli eventuali decreti ingiuntivi andrebbero appunto a rendere ancor più drammatica la situazione dell’Amt che, con le casse in forte sofferenza di liquidità, sarebbe gravata da 56 milioni di debiti. Che potrebbero in parte essere coperti se il Comune e la Regione Siciliana erogassero i contributi pregressi, rispettivamente 26 e 12 milioni di euro.  

Un quadro, a detta di molti, pre-fallimentare, che –  come denunciano in una nota congiunta lo stesso Lo Schiavo e il segretario provinciale di Faisa Cisal Romualdo Moschella – è destinato ad aggravarsi ulteriormente se sarà confermata la previsione di tagli al Trasporto pubblico locale che passerebbe dagli attuali 103.394,955 milioni  a 50.824,174 nel 2017, fino ad arrivare a soli 41 milioni nel 2019.

Intanto, l’Azienda resta ancora senza assetto manageriale e dirigenziale. Lunedì sera si è registrata una nuova fumata nera per il nuovo consiglio di amministrazione. A conferma delle difficoltà del sindaco Enzo Bianco e dei suoi a trovare qualcuno che sia disponibile ad accettare l’incarico e che abbia realmente i requisiti per ricoprirlo.

L’assemblea dei soci era infatti chiamata alla nomina dei due componenti del Cda dopo l’addio di Daniela Baglieri, per incompatibilità, e di Sebastiano Gentile. 

L’assemblea tornerà a riunirsi tra 10 giorni. Il rinvio si è reso necessario dopo la presa d’atto che non erano stati individuati i due nominativi da affiancare al presidente Carlo Lungaro (nella foto). Una volta eletto, il nuovo Cda avrà il compito di redigere il nuovo statuto adeguandolo alla legge Madia che impone l’amministratore unico.

Sul tavolo dell’organo collegiale ieri sera, a onor di cronaca, era giunta solo una candidatura: quella di Giuseppe Inturri, docente di trasporti e mobilità presso il dipartimento di Ingegneria e Architettura Università di Catania. Il docente con un passato di assistente assistente Tecnico nel gruppo di Progettazione e Direzione Lavori dell’Unità Ammodernamento e Sviluppo della Ferrovia circumetnea (2000-2002) e di capo Ripartizione Movimento e Traffico dell’Amat di Palermo (1996-1997), non avrebbe accettato l’incarico. Buio assoluto, invece, sull’altro nominativo, la cosiddetta ‘quota rosa’.

“E’ una situazione sempre più drammatica che un po’ tutti stanno sottovalutando”, accusa Giovanni Lo Schiavo.  “L’azienda sta andando verso il precipizio – afferma il segretario regionale di Fast Confsal – non c’è una prospettiva, così come non vi è nessun interesse della politica locale a scapito della mobilità catanese. Il Comune è latitante, con in testa il sindaco che non riesce a trovare soluzioni idonee alternative, tali da poter fare uscire dal baratro l’Azienda. Perché Bianco non nomina un commissario straordinario? Non si può pensare che un’azienda con 700 lavoratori svanisca così. E ‘ una situazione disastrosa dalla quale intendiamo prendere immediatamente le distanze, e lo facciamo proprio con una prima battuta di sciopero che a giorni verrà proclamata, subito dopo avere chiuso il verbale con esito negativo in Prefettura”, conclude Lo Schiavo.

 

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