Amt, si dimette anche Drago. Continua la fuga dal Cda, perchè?

Lungaro: “Azienda economicamente in piedi”. Sindacati sul piede di guerra: “Subito un incontro con Bianco”

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CATANIA – Continuano le turbolenze in casa Amt. La Spa del trasporto pubblico locale, interamente partecipata dal Comune di Catania,  deve fare i conti con le improvvise dimissioni rassegnate “per motivi personali” da Domenico Drago, uno dei due consiglieri di amministrazione.

L’ex direttore di Sais, Ast e Amat era stato nominato lo scorso 24 marzo insieme all’ingegnere Stefania Di Serio, ex guida dell’Atac di Roma. Due manager con un lunga esperienza nel settore dei trasporti scelti per colmare il vuoto dopo gli addii di Daniela Baglieri e di Sebastiano Gentile e soprattutto per risollevare le sorti di un’azienda in crisi da anni per mancanza di liquidità.

L’ultimo bilancio ricevuto dalla Commissione consiliare Partecipate è datato 2015 e presenterebbe uno stato patrimoniale buono ma un conto economico “disastroso”, sottolineava ieri il presidente Michele Failla al termine di un incontro con alcuni rappresentanti sindacali.

“L’Amt – denuncia Giovanni Lo Schiavo, segretario regionale di Fast Confsal  – deve 50 milioni di euro ai fornitori e 6 milioni di euro all’istituto di previdenza degli autoferrotranvieri. Nulla da dire sull’esperienza e la professionalità degli ultimi consiglieri d’amministrazione nominati, ma il problema  è legato alla mancanza delle necessarie risorse”.

Il Comune deve all’Amt circa 36 milioni di euro relativi al 2015, parte del 2016 e al primo trimestre 2017. “Per questo, chiediamo ancora una volta al sindaco di far sapere ai lavoratori e alla città quale progetto l’Amministrazione ha in mente di mettere in campo per salvare e rilanciare l’Azienda“, sottolinea Lo Schiavo, lamentando l’assenza di dialogo con il sindaco. “Non ha ritenuto opportuno incontrarci neppure all’indomani dello sciopero dello scorso 7 aprile”, evidenzia il sindacalista preannunciando che d’intesa con la Faisa Cisal sono state proclamate altre 8 ore di sciopero per il prossimo 5 maggio.

Sul piede di guerra anche Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Ugl trasporti. “Le dimissioni di Drago, le dichiarazioni di Failla ed il silenzio del sindaco Bianco sono segnali inquietanti che inevitabilmente fanno pensare ad un drammatico epilogo per l’azienda di trasporto pubblico catanese”, affermano in coro Alessandro Grasso, Mauro Torrisi, Franco Di Guardo e Giuseppe Scannella.

“Se prima eravamo preoccupati, consapevoli della gravità della situazione, adesso siamo seriamente impauriti per quello che di quì a breve potrà accadere e se tre indizi fanno una prova, l’abbiamo di certo ottenuta. Altro che libro bianco. La pagina è proprio nera, considerato che ormai la situazione debitoria ha superato ogni limite ed il fallimento (il secondo in pochi anni) è dietro l’angolo”, concludono i sindacalisti che chiedono “di essere ricevuti in tempi rapidi” dal primo cittadino.

Da parte sua, Carlo Lungaro getta acqua sul fuoco. “L’accanimento nei confronti dell’Amt è brutto. Sapesse il danno che creano tutti coloro i quali dicono che l’Azienda sta fallendo”, dice a Tribù il presidente rimarcando che “l’azienda è in piena attività, sta economicamente in piedi“.

“I conti sono in ordine, ma mancano i fondi. Non è un problema di scelte o volontà, ma di difficoltà oggettive del Comune dovute ai problemi finanziari per i ritardi nei trasferimenti regionali e nazionali. Noi ci stiamo attivando, con qualche finanziamento. E in questa direzione credo che stia operando anche il Comune”, afferma Lungaro aggiungendo che con il sindaco “c’ho pure litigato, però mi rendo conto che è complicato farlo con chi non è in condizione di darti niente”.

Sul piatto delle cose fatte, Lungaro mette anche il nuovo Statuto che è stato adeguato alla legge Madia. Dopo l’approvazione nella prima riunione del nuovo Cda “la carta aziendale è stata già trasmessa al Comune”.

Sulla nomina del nuovo componente del Cda “stiamo ragionando e valutando visto che i tempi, non particolarmente stringenti“, spiega ancora Lungaro che esclude l’esistenza di una trattativa con BusItalia per la cessione del 49% delle azioni Amt: “Stiamo parlando di  un’azienda delle Fs che è in cerca di società in tutta la Penisola per avere una massa critica tale per gestire meglio la propria attività. Dunque, non è improbabile che scenda in Sicilia. Ma non c’è nessuna cessione in vista, anche se c’è da dire che di solito questo genere di trattative sono altamente riservate”.

Il pessimismo dei sindacati da un lato e l’ottimismo del presidente Lungaro dall’altro. In mezzo, il futuro di un’azienda da anni in evidente affanno: debiti, casse vuote, un pignoramento in atto e quasi cinquanta decreti ingiuntivi in arrivo, per un contenzioso aperto sul mancato versamento dei contributi mensili dei lavoratori che hanno aderito al Fondo pensione complementare “Priamo”.

Una situazione molto complicata. E anche delicata. Prima le difficoltà del sindaco Bianco a individuare i candidati con i requisiti necessari per guidare l’azienda o sedere nel Cda, come dimostrato ad esempio dalle dimissioni di Puccio La Rosa. Quando invece le scelte sono state appropriate, ecco le docce fredde degli  addii di Gentile, Baglieri e, dulcis in fundo, Drago.

Una raffica di dimissioni che impone un interrogativo, del resto domandare è lecito: perché tre consiglieri d’amministrazioni decidono di gettare la spugna? Superfluo dire che rispondere, vista la drammaticità della situazione, non è cortesia. Ma un obbligo nei confronti dei 700 lavoratori Amt e delle loro famiglie e delle migliaia di utenti che ogni giorno patiscono i disagi legati da un servizio carente.

 

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