Appalti milionari e bancarotta: confiscati beni per 170 milioni a imprenditore siciliano

Sigilli al patrimonio di Pietro Mollica, attivo nel settore degli appalti di opere pubbliche su scala nazionale

ROMA – Beni mobili ed immobili, partecipazioni e numerose società, per un valore di circa 170 milioni di euro, sono stati confiscati dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma nei confronti di Pietro Tindaro Mollica, 56 anni, noto imprenditore siciliano, di origini messinesi, attivo nel settore degli appalti di opere pubbliche su scala nazionale, dedito alla commissione di reati fallimentari e al trasferimento fraudolento di valori.

Il provvedimento del Tribunale capitolino – Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione è stato eseguito dagli specialisti del GICO (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma. La confisca giunge al termine delle indagini avviate nel febbraio 2015 su delega della Procura della Repubblica della Capitale, nel cui ambito sono state confermate e rafforzate evidenze investigative, in precedenza acquisite nel corso di un’altra inchiesta relativa alla esistenza di una struttura delinquenziale, gerarchicamente organizzata e capeggiata da Mollica il quale, dietro lo “schermo” di numerose società formalmente amministrate da una vasta platea di “prestanome”, è riuscito, nell’ultimo ventennio, ad assicurarsi un elevato numero di commesse pubbliche in tutta Italia.

In particolare, i finanzieri hanno accuratamente ricostruito le vicende di mala gestio che hanno condotto al crack del consorzio romano Aedars Scarl, dichiarato fallito con sentenza del Tribunale di Roma del 12 maggio 2015, appurando che, nel corso del decennio 2003-2013, l’ente si era aggiudicato una serie di importanti appalti pubblici su scala nazionale, tra cui spiccano le commesse, poi giunte alla fase esecutiva, indette dall’Ufficio del Commissario Straordinario Delegato per il rischio idrogeologico nella Regione Calabria, dall’Adr – Aeroporti di Roma spa, dall’Anas spa-Sicilia, dalla Regione Sardegna, dalla Provincia di Reggio Calabria, dalla Provincia di Siracusa, dal Comune di Sessa Aurunca (CE), dal Comune di Rosarno (RC) e dal Comune di Ciampino (RM), per un valore complessivo degli appalti, all’epoca già vinti, pari a circa 120 milioni di euro.

Il 10 marzo 2015, Mollica è stato sottoposto a due distinte misure cautelari personali e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, nell’ambito dell’operazione  denominata “Variante inattesa”, da cui sono emersi gli stretti rapporti – personali e d’affari – intercorsi, nel tempo, tra l’imprenditore  ed alcune persone  legate a diverse consorterie malavitose, anche di matrice mafiosa, tra i quali, in particolare, spiccano gli imprenditori Francesco Scirocco, di 52 anni, ritenuto organico al clan messinese di Cosa Nostra dei “Barcellonesi”, tra i soci fondatori dello stesso Consorzio Aedars e Vincenzo D’Oriano, di 52, pregiudicato mafioso e presunto affiliato al clan camorristico dei Cesarano, amministratore di fatto di una delle consorziate dell’ente.

Recependo le direttive della Procura della Repubblica di Roma, le Fiamme gialle del G.I.C.O. hanno condotto accertamenti patrimoniali, sul conto di 15 tra persone fisiche e giuridiche, operanti per lo più nel settore edile, con l’obiettivo di aggredire le ricchezze illecitamente acquisite. Le indagini hanno consentito di accertare come, grazie alle attività delittuose poste in essere nel tempo, il proposto e la holding criminale a lui riconducibile avessero accumulato un ingente patrimonio mobiliare e immobiliare, del tutto incongruente con la capacità contributiva dei soggetti coinvolti.

L’odierno provvedimento del Tribunale, che fa seguito al sequestro di prevenzione del giugno 2015, confermando la solidità dell’impianto accusatorio, dispone la confisca dei seguenti beni: patrimonio aziendale e relativi beni di 10 società, con sede a Roma;  quote societarie di 4 società, con sede a Roma (2), Venezia e in provincia di Messina; 40 unità immobiliari (11 fabbricati e 29 terreni) ubicate a Roma, Varese e in provincia di Messina; 11 auto/motoveicoli; rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, per un valore complessivo di circa 170 milioni di euro.

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