Bufera sulla decisione di Micciché sul numero legale 5 Stelle e PD: “Calpestato regolamento dell’Ars”

Il disegno di legge sul Bilancio provvisorio è passato. Ma in aula è scoppiata la bagarre, l’ennesima di queste intense prime settimane della Legislatura

PALERMO – Che all’ARS sarebbe stata una giornata movimentata lo aveva preannunciato il concerto solista per “ciaramedda” tenuto da Cateno De Luca sullo scranno della presidenza di Sala d’Ercole, “per fare gli auguri ai siciliani e a tutta la Sicilia dal luogo simbolico della sicilianità”. Alla fine, il disegno di legge sul Bilancio provvisorio è passato. Ma in aula è scoppiata la bagarre, l’ennesima di queste intense prime settimane della Legislatura. Sul tavolo la decisione del Presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè fresco di dietro-front sull’abolizione del tetto per gli stipendi d’oro dei dirigenti di Palazzo d’Orléans che ha interpretato a modo suo i regolamenti d’aula.

Il numero uno del Parlamento siciliano ha ritenuto valida la votazione sul ddl sull’esercizio provvisorio (che resterà in vigore fino al 31 marzo) calcolando il numero legale sui tesserini inseriti negli scranni e non dal voto effettivo dei parlamentari presenti in aula. Oggi la soglia del numero legale era di 33 deputati. In base a questa interpretazione il presidente non ha tenuto conto che i voti erano 31, ma ha considerato i 60 tesserini inseriti dall’inizio della seduta. “Per quel che mi riguarda, facendo riferimento anche dei precedenti al Parlamento nazionale, la votazione è in numero legale. E il ddl è approvato”, ha detto Micciché alla fine della seduta.

Una decisione che prevedibilmente ha scatenato le opposizioni. In primis Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico, che di fronte alla forzatura del Presidente dell’Ars hanno tenuto nel pomeriggio una conferenza stampa congiunta. “Micciché si è permesso di superare quanto prescrive il regolamento – ha detto il capogruppo del M5s Valentina Zafarana – Non vogliamo che si possa parlare dell’Ars come fosse una repubblica delle banane. Abbiamo precisi regolamenti a cui ci siamo sempre affidati. Questo si profila come un gravissimo precedente di imbavagliamento delle opposizioni. Chiediamo che si convochi una commissione per il regolamento. Questo comportamento deve essere censurato. Ci attendiamo una risposta e delle scuse nei confronti dei siciliani”.

“Nella votazione della 15.06 il presidente ha dichiarato che non c’era numero legale – ha proseguito il capogruppo del Partito Democratico Giuseppe Lupo – Risultavano presenti 32 parlamentari. Un’ora dopo l’aula è stata riconvocata, risultavano presenti solo 31 deputati e il presidente ha dichiarato che c’era il numero legale. Con una minore presenza rispetto alla seduta precedente. Abbiamo denunciato la violazione del regolamento del parlamento e chiesto la convocazione della commissione. Micciché ha detto di aver seguito questa prassi avendo seguito dei precedenti. Chiediamo di verificare se questi precedenti esistano, a noi da 1948 ad oggi non risultano”.

“Una cosa è la presenza dei tesserini, che testimonia la presenza dei deputati ad inizio seduta – ha detto ancora Lupo – una cosa è la presenza dei deputati al momento del voto. Il numero legale dipende da quest’ultima. E’ questa la prassi che da settant’anni si segue in questo Parlamento e che fino a un’ora fa il Presidente Micciché ha seguito, tanto da rinviare la seduta di un’ora. E’ in contraddizione perfino con se stesso. E’ un fatto sconsiderato e inaccettabile – ha concluso il capogruppo del PD – la democrazia si basa sul rispetto delle regole. Se chi presiede il Parlamento pensa di poterle violare, non è degno di rappresentare il parlamento regionale”.

“Sono molto turbato da quanto è successo, da vicepresidente dell’Assemblea non mi sento rappresentato dal vertice del Parlamento – ha aggiunto il deputato dell’ARS Giancarlo Cancelleri – non avevo mai visto una cosa del genere. Il presidente dell’Assemblea non può andare oltre il regolamento, sottolineando che non esista una maggioranza, facendo uno sgambetto alle opposizioni che stavano facendo il loro dovere. Il problema è politico, è grave che alla prima legge già non fossero in aula. Il Presidente Musumeci se n’è andato con la coda tra le gambe vergognandosi di quello che ha fatto Micciché. Ma dovrebbe anche spiegare cosa è accaduto oggi. Io non ci sto”. 

 

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