Ars, sui maxi-stipendi dei dirigenti si naviga a vista

Nella mattinata di ieri Musumeci, rispondendo ai cronisti, aveva preso le distanze dal Presidente del Parlamento siciliano

Caso Figuccia, dopo un mese Musumeci perde già pezzi

Ars

PALERMO – A pensarci prima si sarebbero risparmiate le dimissioni di un Assessore e la prima “crisi” del Governo Musumeci, ad appena un mese dall’insediamento. Soltanto oggi il Consiglio di Presidenza dell’Ars ha annunciato un “piano B” sui maxi-stipendi di Palazzo dei Normanni, il cui tetto a 240.000 euro, stabilito nella scorsa Legislatura, andrà in scadenza il 1° gennaio. Tradotto dal burocratese, senza un nuovo compromesso gli emolumenti dei manager di Palazzo dei Normanni rischiano di lievitare fino a 400.000 euro all’anno.

Cifre da capogiro, sulle quali il Presidente dell’Ars Gianfranco Micciché aveva annunciato di non voler mettere bocca. Anzi. “Secondo voi un giocatore come Dybala, potrebbe mai giocare come gioca se avesse un tetto al suo stipendio e guadagnasse quanto un giocatore di serie B? Non credo affatto”, aveva detto il numero uno del Parlamento siciliano con delicata metafora calcistica.

Affermazioni che avevano provocato aspre reazioni. A Santo Stefano l’intemerata dell’Assessore ai Rifiuti Vincenzo Figuccia contro le dixgiartazioni di Micciché. Intorno al quale avevano fatto quadrato i partiti della maggioranza e lo stesso Governatore, che aveva invitato Figuccia a “lavorare e tacere”. Portando quest’ultimo, ieri pomeriggio, alle dimissioni. Peccato che oggi sia Musumeci che Micciché abbiano aggiustato il tiro sui maxi-stipendi.

“In una situazione di grave crisi economica, gli stipendi già dignitosi non devono essere aumentati”, ha detto in mattinata il Presidente della Regione. Commettendo di fatto una gaffe, essendo riduttivo definire “dignitoso” – vieppiù in un momento di “grave crisi economica” – un assegno da 240.000 all’anno. Ma intervenendo per la prima volta su una polemica che per giorni aveva visto silente il Presidente della Regione, mentre dentro e fuori i palazzi della politica le dichiarazioni del Commissario regionale di Forza Italia terremotavano il Governo. Un silenzio che a molti era parso un avvallo delle dichiarazioni di Micchiché.

Nel pomeriggio, poi, il dietro-front di quest’ultimo: “Il Consiglio di presidenza dell’Ars – ha detto il Presidente intervenendo alla trasmissione Cronache Siciliane su TgS – considerata l’impossibilità di interventi non concertati con le organizzazioni sindacali, all’unanimità, ha dato mandato a Giorgio Assenza, come membro anziano del collegio dei questori, all’immediato avvio delle trattative sindacali al fine di arrivare entro 60 giorni ad un accordo che possa ripristinare il tetto attuale dei 240 mila euro o, quantomeno, introdurre dei limiti alle indennità stipendiali previste prima della riduzione”. 

Obbiettivo della mediazione, dunque, mantenere il tetto introdotto nella precedente Legislatura o stabilirne uno nuovo comunque inferiore ai 400.000 euro. Due mesi di tempo per il deputato di #DiventeràBellissima per ottenere il risultato. Una mossa che suona ben diversa dalle dichiarazioni di MiccicHè all’indomani dell’elezione alla guida dell’ARS: “Il concetto di tetto è assurdo, per principio. A prescindere dalla cifra – aveva detto il Commissario di FI – basta con questa demagogia. I cittadini non chiedono il taglio degli stipendi ma un buon funzionamento dell’ARS”.

Dieci giorni dopo – e con un Assessore in meno – il numero uno del Parlamento siciliano sembra pensarla diversamente. E sono in molti a pensare che l’incarico ad Assenza rappresenti l’exit strategy per uscire da un cul-de-sac istituzionale che dopo le dimissioni di Figuccia rischiava di imbarazzare ulteriormente il governo regionale e il suo Capo. “Bisogna solo avere rispetto – ha detto in mattinata Musumeci – Figuccia ha deciso di lasciare il ruolo con una lettera carica di umanità”. Talmente umana da spingere Musumeci e Micciché a cambiare verso. 

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