Riforma Province, Bianco: ‘Legge illegittima, non passerà’

A sorpresa il blitz in Aula nell’ultimo giorno di lavori prima della pausa estiva. Il commento del sindaco metropolitano

consiglio metropolitano città metropolitana

PALERMO – Torna l’elezione diretta degli organi di governo delle ex Province. L’assemblea regionale siciliana ha approvato il ddl che abroga la riforma del governo Crocetta che aveva introdotto i Liberi Consorzi e le Città Metropolitana. Il blitz in aula è arrivato nell’ultimo giorno prima della pausa estiva.

Dopo aver votato le norme della cosiddetta finanziaria bis, a sorpresa i deputati hanno chiesto alla presidenza dell’Ars di mettere ai voti il disegno di legge presentato da Forza Italia nei mesi scorsi e già all’ordine del giorno da tempo. Al momento del voto, in aula erano presenti 47 deputati: 32 si sono espressi a favore del ritorno al voto diretto, 10 i contrari (tra cui i deputati M5s e il governatore Crocetta) e 4 gli astenuti. 

la presidente della commissione Ambiente Mariella Maggio e il vicecapogruppo del Partito democratico Mariella Maggio). Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, al momento del voto finale, è invece assente dall’Aula.“Dopo quattro anni e ben cinque leggi votate sulle Province, viene finalmente scritta la parola fine su quello che è stato un vero mostro legislativo, ossia l’abolizione degli enti di area vasta, che ha creato danni, disservizi e confusione nel territorio siciliano. Oggi restituiamo la parola ai cittadini”, commenta il capogruppo di Forza Italia, Marco Falcone.

Con l’approvazione del ddl “si ricrea omogeneità di trattamento e di partecipazione democratica, e – osserva Falcone – si dà nuova vivacità ad enti che devono essere la cerniera tra la Regione e i comuni. Con questa legge certifichiamo al tempo stesso la politica fallimentare del PD, che sulla riforma ottenne l’improvvido sostegno dei 5 Stelle, anche nel settore degli enti locali”.

Intervenendo in Aula, il deputato del Pd Giovanni Panepinto ha sostenuto che se la norma passa verrà impugnata perché in contrasto con la Delrio. La norma al momento prevede il voto diretto per i presidenti dei Liberi consorzi e per i sindaci metropolitani.

Sulla necessità di tornare alla legge 9 del 1986, da tempo si era coagulato un consenso bipartisan, tant’è che il ddl di Forza Italia aveva raccolto sostenitori anche tra le fila del Pd. Con il blitz di oggi pomeriggio, si tornerà dunque all’elezione diretta dei presidenti della Province. Nell’arco di pochi mesi, i siciliani saranno così chiamati per tre volte alle urne. Il primo appuntamento è fissato per 5 novembre con le Regionali. Tra febbraio e marzo dell’anno prossimo, sarà la volta delle Politiche. Tra le due scadenze elettorali, a questo punto, ci saranno anche le resuscitate elezioni per le ex Province.

IL COMMENTO DI BIANCO – Sulla vicenda si registra il commento del Sindaco Metropolitano di Catania Enzo Bianco: “Stento a comprendere quale sia il senso delle norme adottate ieri, in un torrido clima estivo, dall’Assemblea Regionale Siciliana in materia di Enti locali – scrive in una nota il primo cittadino – Norme che sembrano avere un denominatore comune: la ricerca affannosa di profili che abbiano illegittimità costituzionale. Il precedente tentativo di riforma possedeva, anche allora, chiari profili di incostituzionalità e il Governo impugnó l’atto. Oggi questa nuova legge è persino peggiore: le norme palesemente illegittime e confuse sono aumentate. Come accaduto mesi fa sono convinto che questo atto non potrà avere alcuna attuazione grazie all’impugnativa del Governo che anche i capigruppo all’Ars intervenuti ieri danno per certa”.

“Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone ha opportunamente evitato di partecipare al voto – continua Bianco – con un’assenza che dice molto sul giudizio relativo a questa pasticciata riforma. Sono certo che una legge simile non passerà, non è la prima volta che si verifica questo avanti e indietro. Purtroppo siamo di fronte ad un’inutile perdita di tempo e ad una inutile confusione che getta discredito sulle istituzioni dando alla gente la netta sensazione che si voglia riaprire una nuova stagione di caccia alle poltrone ed alle indennità”.

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  • Ricerca affannosa per sistemare gli amici che non riescono ad essere eletti in altre istituzioni. Ancora soldi inutili che non danno sbocco ad attività lavorative.

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