ARS, completato l’Ufficio di Presidenza. Il M5s sbanca, polemiche su asse PD-FI

Come da programma, il Parlamento siciliano ha completato (tra le polemiche) l’ufficio di Presidenza prima della pausa natalizia. Tutti i nomi 

PALERMO – Giornata di votazioni oggi all’ARS. Come da programma, il Parlamento siciliano ha completato l’ufficio di Presidenza prima della pausa natalizia. Saranno Giorgio Assenza di Diventerà bellissima, Giovanni Bulla dell’Udc e Salvatore Siracusa del Movimento 5 stelle – in foto – i deputati questori della XVII Legislatura, mentre il Partito Democratico in crisi nera non riesce a trovare un accordo al suo interno e manca la casella istituzionale. Il gruppo dem, “spaccato” tra le posizioni degli onorevoli Lupo e Sammartino e quella di Antonello Cracoli, non ha ottenuto un rappresentante tra i questori.

Il PD ha eletto invece un Segretario nella persona di Nello Dipasquale, già candidato di bandiera per la presidenza dell’ARS. Su Dipasquale – che per la guida della Assemblea aveva ottenuto quattro voti in meno rispetto agli undici deputati del suo gruppo, da cui era scaturita la polemica sui “franchi tiratori” – noi è registrato l’asse tra Forza Italia e Pd. Gli azzurri hanno ricambiato la cortesia rispetto all’elezione di Gianfranco Micciché allo scranno più alto di Sala d’Ercole.

Dipasquale poteva contare su sei voti del suo partito, quelli dell’area di Lupo, insufficienti all’elezione. Su di lui si è quindi spostata parte di Forza Italia, come annunciato nelle scorse ore dallo stesso Micciché: “Tutti i gruppi avranno rapprtesentanze nell’Ufficio di presidenza”, aveva detto il Presidente dell’Assemblea Regionale. Insieme a Dipasquale rivestiranno l’incarico di Segretari i deputati Alfio Papale (Forza Italia) e Stefano Zito (M5S). I pentastellati sono l’unica forza a contare un Vicepresidente, un Questore e un Segretario.

“Penso che sia stato costituito un Ufficio di presidenza molto buono e formato da persone serie. È un buon inizio”, ha commentato Micciché al termine delle votazioni. Ma il “soccorso azzurro” sull’elezione di Dipasquale ha provocato contestazioni bipartisan. Critiche dai rappresentanti di Fratelli d’Italia, rimasti esclusi dal voto per i Segretari, che hanno contestato la convergenza su un nome del PD anziché di un partito di maggioranza.

Dall’altra parte è il dem Antonio Rubino a contestare le modalità dell’elezione di Dipasquale: “Il Partito Democratico esce umiliato dall’elezione dell’ufficio di presidenza dell’ARS – ha detto l’esponente del PD – Avere spaccato il gruppo e avere pensato ad accordi piccoli piccoli non poteva che portare risultati piccoli piccoli. La nostra gente meritava di più nel giorno in cui Miccichè parla di Partito della Nazione. Un segretario d’aula per il Pd era quello che Miccichè spacciava per accordo istituzionale“.

IL RITORNO DI SCATENO – Ma all’Assemblea Regionale, oggi, è andata in scena anche un’altra polemica. Quella lanciata da Cateno De Luca, eletto a Palazzo d’Orléans nelle fila dell’Udc che oggi ha formalizzato l’adesione al Gruppo Misto in polemica con Musumeci. “Mani libere nel Parlamento Siciliano!”, ha scritto su Facebook De Luca allegando la richiesta di adesione al Misto. “Io faccio tutto alla luce del sole – ha aggiunto il deputato di Fiumedinisi, arrestato un giorno dopo l’elezione per evasione fiscale e poi scarceratoHo votato il collega di gruppo Udc Bulla per il ruolo di questore a conferma che la mia uscita non ha nulla a che vedere con rivendicazioni personali”.

Cosa c’è allora dietro l’abbandono del partito? E’ lo stesso De Luca a chiarirlo: “Ho anche votato in secco BULLA e non anche il collega Assenza perché è diretta espressione di Nello Musumeci – ha detto il deputato – che è stato scortese un minuto dopo il mio arresto e non potrà dunque avere il mio voto in aula su questioni e su indicazioni politiche fino a quando non formulerà le sue scuse nei miei confronti e nei confronti dei colleghi che hanno in corso dei procedimenti penali ma sono incensurati e che hanno contribuito in modo determinante ad eleggerlo a presidente della regione“. Da qui la decisione di De Luca di tirarsi fuori dalla maggioranza, almeno sulla carta. 

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