Il primo mese dell’Assessore Vittorio Sgarbi: turpiloquio, polemiche e tante assenze

Di risultati concreti, al momento, se ne sono visti pochi. Ma il responsabile dei Beni Culturali è riuscito lo stesso a far parlare di sé

SIRACUSA – L’ultima riguarda la tonnara e l’isolotto di Portopalo di Capo Passero. “Non è vero che sia riserva, la riserva è stata cancellata. Comunque, ho consigliato al sindaco di prendere come consulente l’avvocato Giuseppe Arnone, ex membro di spicco dell’associazione ambientalista in Sicilia. Così non mi rompono i coglioni”.

Parola di Vittorio Sgarbi, Assessore ai Beni Culturali in Sicilia, che nelle scorse ore è tornato sulla vicenda dell’area protetta siracusana dove la Soprintendenza ha autorizzato un resort tra le proteste degli ambientalisti, Legambiente in testa. Sgarbi ha visitato la tonnara e l’isolotto, decretando la non-esistenza di vincoli di destinazione e la “stupidaggine di menti perverse che vogliono solo la distruzione e il disfacimento delle cose”.

“Così non mi rompono i coglioni”. Chissà se intendeva questo, il Presidente della Regione Nello Musumeci, quando a dicembre, nel bel mezzo della querelle sollevata dallo stesso Sgarbi nei confronti del magistrato Nino Di Matteo, chiedeva ai suoi Assessori di “improntare le proprie dichiarazioni alla sobrietà che il ruolo pubblico impone”. Senza entrare nel merito della vicenda siracusana – e del riferimento ad un personaggio controverso come Arnone – a lasciare interdetti è il linguaggio di Sgarbi, che un mese dopo il richiamo del Presidente stenta a disciplinarsi. 

Come se non si fosse ancora reso conto di essere uscito dai salotti televisivi frequentati per anni – con performance entrate a buon diritto nelle enciclopedie del trash – e di essere proditoriamente divenuto responsabile dei Beni Culturali in Sicilia. Un ruolo che meriterebbe ben altro approccio istituzionale, come aveva tentato di chiarire Musumeci nelle scorse settimane. Ma anche tutt’altra presenza.

Come annunciato assumendo l’incarico, infatti, soltanto occasionalmente Sgarbi si trova in Sicilia per poter espletare le funzioni di assessore. Mostre, presentazioni e conferenze trattengono il professore lontano dall’isola, come mostra chiaramente il suo profilo Facebook. Impegni forse incompatibili con la gestione di un comparto delicato come quello dei Beni Culturali in Sicilia. Come dichiarato in tempi non sospetti dallo stesso Musumeci, prima che gli accordi elettorali conducessero Sgarbi nella sua coalizione.

“Non è un uomo per fare l’Assessore Vittorio Sgarbi – aveva detto l’allora candidato presidente – chi fa l’Assessore deve vivere in Sicilia, dev’essere pronto in qualunque momento. Lui è un uomo che per la sua multiforme, molteplice, complessa e articolata attività di critico d’arte è sempre in giro in Italia e in Europa. Non potrebbe fare bene l’Assessore”. 

Che cosa ci fa dunque Sgarbi in Giunta? Presto detto. Il critico d’arte non ha mai nascosto di voler utilizzare la Regione Siciliana come trampolino di lancio del suo movimento “Rinascimento” per le Politiche del 4 marzo. Con l’obbiettivo del Ministero della Cultura, per il quale Sgarbi si dice pronto a lasciare l’incarico a Palermo.

A poche settimane dall’insediamento sono in molti a dire che l’Assessorato alla Cultura meriti maggiore cura, presenza e attenzione. E un approccio istituzionale ben diverso dal liquidare con alcuni improperi chi aveva confidato nell’intervento di un’istituzione – l’Assessore regionale, appunto – per dirimere una vicenda complessa come quella di Porto Palo.

Erano state le stesse associazioni ambientaliste, lo scorso dicembre, a chiedere l’intervento di Sgarbi perché rettificasse la decisione della Soprintendenza. Mal gliene incolse. Frattanto, in attesa che i venti della politica lo portino altrove, il critico resta responsabile della Cultura in Sicilia. Di risultati concreti, al momento, se ne sono visti pochi. Di assenze e turpiloquio, in compenso, ce n’è in abbondanza. 

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