Barellieri della morte, inchiesta confermata. Asp: “Doveroso collaborare”

Si indaga sul presunto giro d’affari intorno alle “esecuzioni” dei pazienti terminali

barellieri

BIANCAVILLA (CATANIA) – Arriva la conferma di un’indagine della Procura di Catania sulle morti “sospette” di malati terminali avvenute a bordo di alcune ambulanze private in servizio presso l’Ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla. A sollevare il caso due servizi della trasmissione “Le Iene”, che avevano ricostruito il presunto giro d’affari intorno alle “esecuzioni” dei pazienti terminali, frutto di un accordo tra alcuni barellieri e il crimine organizzato.

Un’ipotesi suffragata dalla testimonianza di un collaboratore di giustizia, che avrebbe raccontato all’inviata del programma Roberta Rei l’interesse degli ambienti criminali nel business del “caro estinto”, e le percentuali corrisposte ai componenti dell’organizzazione per ogni esecuzione. La morte sarebbe stata data dai barellieri ai pazienti tramite embolia, iniettando aria nelle vene dei degenti immobilizzati.

Un crimine la cui efferatezza aveva suscitato nelle scorse ore la reazione sconvolta di tanti cittadini. 

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Oggi la conferma che su questi fatti la Procura della Repubblica Etnea ha aperto un fascicolo. E che l’ASP3, responsabile del servizio sanitario su tutto il territorio metropolitano, ha avviato un’inchiesta interna per stabilire cosa ci sia di vero nelle denunce del programma. “E’ un indagine che riguarda il rispetto delle procedure – spiegano dall’Azienda Sanitaria Provinciale – non è un fatto di responsabilità personale, non c’entra niente con il fatto criminoso. Ma è doveroso che a fronte di un’indagine della Magistratura noi facciamo anche le nostre indagini. Stiamo collaborando, come da prassi istituzionale”.

“Se dovessero essere confermate le notizie che apprendiamo dalla stampa, l’Asp di Catania si costituirà parte civile – annuncia in una nota il direttore dell’Asp di Catania Giuseppe Gianmarco – a difesa della dignità del lavoro di tutti gli operatori che ogni giorno dedicano la loro professionalità e il loro impegno ai pazienti e ai loro bisogni di salute. È un preoccupante campanello d’allarme che si innesca, negativamente, sulle premesse di una cultura familiare e professionale che, invece, esprime dedizione e attenzione al malato morente”.

Un indirizzo ribadito dal direttore Sanitario Luca Franco: “La Procura farà luce sull’accaduto e, in spirito di sinergia istituzionale, stiamo offrendo il nostro contributo per la ricostruzione della verità. Avverto anche la necessità di dare un messaggio di certezza ai cittadini: il nostro rigore, su questa vicenda, è massimo“.

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