#BastaBianco, Movimento 5 Stelle Catania a corrente alternata

Il M5S etneo riepiloga il lavoro svolto e va all’attacco del primo cittadino. Ma sul territorio serve maggiore presenza

 

CATANIA – Il Movimento Cinque Stelle a Catania c’è. O perlomeno i suoi portavoce ne sono convinti. E’ questo il senso della conferenza stampa tenutasi questa mattina in piazza della Guardia, nel corso della quale i pentastellati hanno illustrato le proprie proposte per la città le criticità rilevate nell’operato del sindaco Enzo Bianco. Criticità che sarebbe stato bello dirgli de visu domani, al Consiglio comunale cui il primo cittadino è stato convocato coattivamente. E che invece il M5S si limita ad illustrare agli attivisti presenti, poiché in Consiglio non c’è mai entrato a causa della latitanza politica nel 2013.

Un’assenza dalle scene che aveva determinato una vera e propria disfatta elettorale: mentre il Movimento nazionale rischiava di vincere le elezioni, quello cittadino non riusciva ad eleggere nemmeno un consigliere comunale. A quasi quattro anni di distanza la situazione non sembra troppo diversa, e a parte alcuni incontri con la stampa i pentastellati restano invisibili ai radar della politica etnea.

Tra i esalatori due assenti. Il senatore Mario Giarrusso si è svegliato con la febbre e si mormora che possa essere influenza. La senatrice Ornella Bertorotta si trova in missione e non è riuscita a rientrare. A parlare sono gli altri tre portavoce del Movimento presso le principali sedi istituzionali: l’onorevole Giulia Grillo, la senatrice Nunzia Catalfo e la deputata regionale Gianina Ciancio.

“E’ significativo che tutti i portavoce siano qui ad esprimere il dissenso del M5S nei confronti del sindaco – esordisce la Grillo – vogliamo raccontare le iniziative messe in campo in questi anni per Catania e chiedere che si apra una nuova fase nell’amministrazione di questa città”.

I NUMERI DEL MOVIMENTO – “Sono 118 atti parlamentari, 65 interrogazioni e 45 accessi agli atti – continua la portavoce del M5S alla Camera – E’ un lavoro enorme che ha già portato a qualche risultato. Dobbiamo discutere di questo e delle molte cose che si potrebbero fare in questa città. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata da tutti i punti di vista: dalla viabilità alla sicurezza, basti pensare alle aggressioni negli ospedali, dalla pulizia al tessuto economico e produttivo che sono in ginocchio. Catania è una delle città siciliane che ha fatto meno progressi”.

Le cose che si potrebbero fare. Il verbo al momento resta al condizionale, perché sulla strada della buona amministrazione auspicata dal Movimento resta un ostacolo ingombrante di nome Enzo Bianco. “Per questo siamo qui oggi, per denunciare le mancanze di questa amministrazione e presentarci come alternativa alla città – aggiunge Gianina Ciancio, portavoce del Movimento all’ARS – Bianco è arrivato al capolinea, quello che ci sorprende è il silenzio assordante dell’opinione pubblica, perché siamo in una condizione disastrosa e pochi ne parlano”.

Perciò il Movimento vorrebbe andare a votare prima della scadenza naturale della sindacatura. E proporsi per la guida della città, cercando di non ripetere gli errori che cinque anni fa lo tennero fuori da Palazzo degli Elefanti.

“E’ arrivato il momento che Catania svolti e si inizi a pensare davvero al bene della città – ribadisce la senatrice Nunzia Catalfo – dalla differenziata alla mobilità, dalle infrastrutture ad un’amministrazione oculata che non spenda i soldi dei cittadini in consulenze esterne, penso ad esempio al Collegio di difesa istituito dal sindaco Enzo Bianco. Abbiamo intenzione di avanzare molte proposte per rendere Catania una città vivibile – conclude la portavoce del M5S al Senato – e consentire ai catanesi di viverne la bellezza e tornare ad investire sulle peculiarità del nostro territorio“.

Un proposito che i grillini grideranno in piazza il prossimo 12 marzo, quando la presenza di Alessandro Di Battista dovrebbe garantire buoni margini di visibilità all’iniziativa. Ma la sfida sarà riuscire a guadagnare consenso sul territorio anche senza la presenza dei big, pena una nuova batosta elettorale sul modello di quella subita nel 2013.

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