Biancavilla, malati terminali uccisi per 300 euro: “Disprezzo della vita e della dignità umana”

I Carabinieri di Paternò hanno fermato Davide Garofalo per omicidio volontario ai danni di tre persone anziane e malate, crimini commessi con l’aggravante di aver agevolato le attività illecite di alcuni clan

 

PATERNÒ (CATANIA) – Uccisi per un guadagno di qualche centinaio di auto, con un’iniezione di aria nelle vene che portava i pazienti a morire per embolia. Il barelliere Davide Garofalo, secondo le accuse, avrebbe soppresso almeno tre persone. Due ultra ottantenni (classe 1923 e 1930), ed una che al momento della morte aveva poco più di cinquant’anni (classe 1960). Tutti erano stati trasportati in gravi condizioni dall’ospedale a casa, perché potessero morire con dignità vicino ai propri cari. Ma l’ambulanza della morte avrebbe deciso il contrario.

Il caso era stato sollevato già nei mesi scorsi da alcuni servizi della trasmissione “Le Iene”. “Si trattava di soggetti anziani e in gravi condizioni, dimessi dagli ospedali, che molto spesso aggiungevano cadaveri a casa – ha detto in conferenza stampa il Procuratore Aggiunto di Catania Francesco Puleio  – Sulla vicenda c’è stato un servizio televisivo, con le dichiarazioni di alcuni testimoni. Dopo il servizio giornalistico è arrivata l’attività giudiziaria, portata avanti dai Carabinieri di Paternò, che ha consentito di individuare molti episodi sospetti, in cui è avvenuto il decesso del paziente in ambulanza, nei quali sono state segnalate responsabilità penali”.

Un arco di tempo dal 2012 al 2016, quello coperto dalle indagini, in cui sarebbero accaduti una cinquantina di episodi di cui tre sono stati portati all’attenzione del Giudice che nelle scorse ore ha firmato l’Ordinanza di custodia cautelare per Garofalo. “Si tratta dei casi in cui qualcuno ha testimoniato di aver assistito alle attività criminose – ha continuato Puleio – di fatto veniva anticipato il decesso di soggetti vivi per motivi di profitto, con disprezzo della vita umana e della dignità della persona”. Il tutto per un guadagno di circa 300 euro, tra extra per il trasporto ambulanziero di un defunto e la vestizione del cadavere.

Talvolta dopo la morte le salme venivano affidate ad agenzie funebri riconducibili alla criminalità organizzata locale. Perché dietro il business dell’ambulanza della morte, spiegano gli inquirenti, ci sono proprio i clan di Biancavilla e Adrano.”Il trait d’union tra questa indagine e le altre è proprio il controllo mafioso – hanno detto ancora gli inquirenti – Il clan ‘Mazzaglia-Toscano-Tomasello’ di Biancavilla, in accordo con i ‘Santangelo’ di Adrano, aveva imposto un controllo economico sul settore del caro estinto, con il pizzo alle pompe funebri e la gestione delle ambulanze, con una divisione dei soldi tra gli ambulanzieri imposti dai clan – come Davide Garofalo – e i clan stessi”.

Da qui l’aggravate contestata al barellare di avere agevolato la mafia. Fondamentale per l’esito dell’indagini il racconto di alcuni testimoni: “Chi ha parlato lo ha fatto dopo le attività importanti della Procura e delle forze dell’Ordine nell’hinterland catanese – ha detto il Comandante Provinciale dei Carabinieri Raffaele Covetti – l’arresto giunge al termine di una serie di attività svolte dalla nostra Compagnia, su tutte le operazioni ‘Onda d’urto’ e ‘Reset’. Vedere molti protagonisti del territorio arrestati ha rinforzato la fiducia nelle istituzioni spingendo molti a collaborare”.

“Mi ha colpito la crudeltà, che è stata contestata come aggravante all’arrestato – ha proseguito Covetti – si tratta di persone in due casi di una certa età e in un caso appena cinquantenni. Alle vittime sono stati sottratti gli ultimi momenti di intimità con i familiari, dimostrando la totale insensibilità del soggetto”. La copertura del clan mafiosi, secondo gli inquirenti, avrebbe reso ancora più forte il senso di impunità del barelliere. Nell’indagine risultano indagati anche altre persone, mentre altre morti sospette sono al vaglio degli inquirenti. 

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