La lunga notte del Bilancio, 18 sì per salvare le poltrone

Voto di responsabilità? I PUC erano già salvi, ma nessuno lo ha detto

CATANIA – 18 i voti favorevoli. Il bilancio previsionale del C0mune di Catania viene approvato, ancora una volta, con poco più di un terzo dei consensi.

A mantenere il numero legale, come sempre, parti di opposizione. Una delibera controversa, viziata in partenza da un parere dei Revisori ancora una volta condizionato, da documenti propedeutici mancanti e dai pareri delle municipalità richiesti nottetempo per consentire il voto entro il termine (sospeso) del 31 marzo.

350 gli emendamenti persentati, 22 i sub emendamenti. Il voto, iniziato poco prima delle sei del mattino, si è concluso alle 7:00 dopo 12 ore di seduta fiume.

Il voto finale avrebbe potuto riservare delle sorprese, ma chi pensava ad una bocciatura è stato deluso. La maggioranza, seppur arrancante c’è.

L‘eventuale bocciatura del bilancio avebbe comporterato lo scioglimento di Consiglio e Giunta e si sarebbe potuta leggere come una sfiducia al sindaco Enzo Bianco. 

“Voto di responsabilità” lo hanno definito.

182 lavoratori PUC col fiato sul collo dei consiglieri comunali, con il rinnovo dei contratti collegato a doppio filo con l’approvazione del bilancio. Una votazione che già alla vigilia ricordava quella del consuntivo 2015: a luglio dello scorso anno c’erano gli stipendi dei dipendenti comunali fermi al palo, ieri assiepati in aula c’erano i PUC.

“Manteniamo il numero legale per evitare i licenziamenti”, ha dichiarato il portavoce del Gruppo Grande Catania Giuseppe Castiglione ritirando gli emendamenti e snellendo di molto le operazioni di voto. Una risposta al segnale dato dall’assessore Salvo Andò che – dopo aver assistito in silenzio agli interventi dei consiglieri e alla votazione degli oltre 200 emendamenti del consigliere Manlio Messina – aveva deciso di far propri dell’amministrazione buona parte delle proposte presentate dal gruppo di opposizione.

Era stato sostenuto dal vicesindaco Marco Consoli, nella seduta di sabato, ad attribuire al Consiglio comunale l’eventuale responsabilità del mancato rinnovo. “Pressioni”, secondo molti, per accelerare i tempi di approvazione.
Quello che Consoli aveva omesso di riferire al Consiglio e alla Città è che quei contratti erano già stati prorogati: fino al 30 aprile, nelle more dell’approvazione del bilancio, garantendo il proseguimento dell’attività lavorativa senza soluzione di continuità. Non un posto di lavoro sarebbe stato messo a rischio se i consiglieri si fossero presi qualche giorno in più per studiare la delibera di bilancio.

“Utilizzati come carne da macello”, scriveva ieri il leader di Catania Bene Comune Matteo Iannitti. I lavoratori usati ” per ricattare il Consiglio Comunale al fine di approvare il bilancio, senza averlo discusso“, continua Iannitti. Chi ha messo in atto questo meccanismo, sostiene ancora Matteo Iannitti, “dovrebbe immediatamente dimettersi. Si tratta di comportamenti inqualificabili che infangano la dignità degli organismi democratici, delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Ma a rischio c’erano soprattuttoi dirigenti esterni freschi di concorso, quelli che provocarono feroci polemiche all’indomani della loro nomina: in tanti parlarono di una spartizione di poltrone per riportare in equilibrio politico il Consiglio.

Equilibrio che rischiava di saltare e mandando a monte l’intenzione del sindaco Bianco di arrivare alla fine naturale del mandato.

Una seduta fiume, preceduta da numerosi incontri di coalizione con la richiesta di serrare le fila. Obiettivo raggiunto: in aula mantengono la presenza  24 consiglieri, uno in più del necessario per mantenere il numero legale e consentire la votazione.

 

 

 

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