Fiaccolata dei radicali a sostegno di Fiammetta Borsellino

Appuntamento, alle 22, davanti al Palazzo di Giustizia di Catania. Iniziativa della Carovana per la giustizia, che depositerà delle fiammelle sulla scalinata del Tribunale

borsellino

CATANIA – Una fiaccolata per sostenere Fiammetta Borsellino. A promuoverla la Carovana per la giustizia del Partito Radicale approdata stamattina a Catania. L’appuntamento è fissato per stasera alle 22 davanti al palazzo di Giustizia. 

I promotori dell’iniziativa depositeranno delle fiammelle sulla scalinata del Tribunale affinché si faccia luce sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa e poi davanti alla Commissione Antimafia da Fiammetta Borsellino, in merito all’inchiesta sulla strage di via D’Amelio, in cui rimasero ucciso suo padre, il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della scorta.

Dichiarazioni che “tutti gli organi di informazione le hanno rilanciate ma subito dopo le hanno seppellite negando a quelle verità un minimo di dibattito pubblico”, sottolinea in una nota Maurizio Turco, della Presidenza del Partito Radicale.

Un pezzo deviato dello Stato, il regime italiano – aggiunge l’esponente della Rosa nel pugno-  ha una sola paura: che i cittadini conoscano, capiscano, decidano. E quindi è esso a decidere di cosa devono venire a conoscenza per meglio orientare la decisione popolare. Al di là della democrazia liberale, non ci sono che derive autoritarie e totalitarie. E come tutti i colpi di Stato, più o meno cruenti, si occupa la tv di Stato per condizionare i cittadini somministrando loro la “corretta informazione”. E non c’è dubbio che fare luce sulle parole di Fiammetta Borsellino sia per loro scorrettissimo”.

Le parole della ultimogenita di Paolo Borsellino agitarono la vigilia del 25esimo anniversario dell’eccidio mafioso. Fiammata Borsellino ha esplicitamente denunciato il depistaggio che ha portato alla condanna di innocenti, ingiustamente coinvolti nelle indagini sull’attentato. E ha fatto il nome di Nino Di Matteo e dell’allora pm Anna Palma, entrambi titolari del procedimento sulla morte del padre.

“Mio padre fu lasciato solo in vita e dopo. Dovrebbe essere l’intero Paese a sentire il bisogno di una restituzione della verità. Ma sembra un Paese che preferisce nascondere verità inconfessabile”, ha detto ancora la figlia del magistrato ucciso dalla mafia, denunciando omissioni e lacune negli accertamenti e affermando che un caso di quel rilievo meritasse magistrati più esperti e non giovani come lo era all’epoca Di Matteo.

“Questo abbiamo avuto, un balordo della Guadagna come pentito fasullo e una Procura massonica guidata all’epoca da Gianni Tinebra che è morto, ma dove c’erano Annamaria Palma, Carmelo Petralia, Nino Di Matteo, altri…”, ha aggiunto Fiammetta precisando che il padre “non meritava giudici alle prime armi”, e rimproverando ai magistrati in servizio al momento della strage “di non avere mai sentito mio padre, nonostante avesse detto di volere parlare con loro”.

Una decina di giorni più tardi,  il Pm Di Matteo ha chiesto, con una lettera inviata alla presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, di essere convocato “dopo le notizie di stampa sulle audizioni in commissione sui processi celebrati per la strage di Via D’Amelio”.

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