Borsellino quater: ergastolo per Madonia e Tutino, prescrizione per Scarantino

Dieci anni di carcere per i due pentiti minori che con le loro false dichiarazioni hanno mandato in carcere sette innocenti

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CALTANISSETTA – Ergastolo per i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, dieci anni per i falsi pentiti Francesco Andriotta e Gaetano Pulci, prescrizione del reato per Vincenzo Scarantino. E’ la sentenza emessa ieri sera dai giudici della Corte di Assise del Tribunale di Caltanissetta, presieduti da Antonio Balsamo, chiamati a deliberare nel corso del quarto processo sulla strage di via D’Amelio. Un verdetto che arriva ad una manciata di mesi dal venticinquesimo anniversario della strage in cui caddero il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta.

Per Salvo Madonia e Vittorio Tutino la pena richiesta dai PM era stata l’ergastolo. Il procuratore Amedeo Bertone aveva chiesto inoltre quattordici anni a testa per Francesco Andriotta e Gaetano Pulci, e otto anni e sei mesi per Vincenzo Scarantino. Che è stato invece assolto, perché secondo i giudici della corte hanno riconosciuto la circostanza attenuante di essere stato indotto a fare le false accuse. La concessione dell’attenuante ha comportato la prescrizione del reato.

Secondo il procuratore aggiunto Gabriele Paci – che con Stefano Luciani e Bertone ha sostenuto l’accusa – per quanto riguarda Scarantino “c’è traccia di abusi, di un pressing asfissiante. Lo strumento del colloquio investigativo venne utilizzato per preparare un soggetto psicologicamente labile. L’ostinazione della pista della Guadagna, imboccata all’inizio delle indagini fu poi perseguita acriticamente. E così si perseguì nell’errore”.

L’accusa per Scarantino, Andriotta e Pulci – falsi pentiti nei precedenti processi – era di calunnia per le false dichiarazioni rese a proposito dell’attentato nel quale perse la vita il magistrato palermitano. Secondo Paci si registrò “una connivenza fra gli organi investigativi e l’indagato che poi divenne imputato. Un balordo che si atteggiava a mafioso e che viene poi stritolato nel corso dei confronti con altri. Poi arriva Gaspare Spatuzza, nel 2008, che dice la verità e getta alle ortiche due processi”.

I falsi pentiti sarebbero autori del clamoroso depistaggio che ha portato alla condanna di nove  innocenti per i quali, dopo il passaggio in giudicato del verdetto emesso oggi dalla Corte d’Assise, verrà avviato il processo di revisione, già chiesto dalla procura generale di Caltanissetta. Le accuse dei falsi collaboratori di giustizia Pulci e Andriotta sono state fondamentali per le loro condanne: da qui la contestazione della calunnia.

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