Il boss Nino Santapaola ricoverato in rianimazione

Il legale del fratello del capomafia ergastolano Nitto ne chiede la scarcerazione: “Siamo al tragico epilogo. Fatelo tornare a casa per morire nel suo letto”

santapaola

CATANIA – Il boss catanese Nino Santapaola è stato “ricoverato nell’Unità operativa complessa di Anestesia e rianimazione dell’ospedale San Paolo di Milano”. Il fratello del capomafia ergastolano Benedetto, era detenuto in regime di 41 bis nel carcere  milanese di Opera.

La notizia del ricovero è stata resa nota dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Lipera, sottolineando che questo “conferma tristemente ed amaramente quanto fossero fondate le svariate istanze di libertà presentate invano dalla difesa, specialmente negli ultimi periodi, e che sono rimaste inevase e disattese”.

Secondo il penalista “siamo al tragico epilogo” di Antonino Santapaola, “detenuto da 17 anni per reati commessi 40 anni fa”, che, osserva, è “in reale e assoluto pericolo di vita”.

L’avvocato Lipera chiede al magistrato di sorveglianza di Milano l’emissione di “un provvedimento che sia conforme alla legge, alla giustizia e alla umana pietà” disponendone “l’immediata scarcerazione” o il “trasferimento a Catania nella casa della moglie, consentendogli di morire nel suo letto”.

Nino Santapaola, detto “u pazzu” è detenuto dall’aprile del 2000 e il suo stato di salute è da anni al centro di perizie mediche giudiziarie. Nell’aprile del 2016 è diventata definitiva la sentenza che era stata emessa nell’ottobre dell’anno precedente dal GUP di Caltanissetta che aveva dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti del boss, perché “incapace in maniera irreversibile di partecipare coscientemente al processo”, in cui era imputato per estorsione continuata. La decisione del giudice, su parere conforme della Procura nissena, era stata sollecitata dall’avvocato Lipera.

Secondo una perizia d’ufficio del professor Antonio Di Rosa, Nino Santapaola è affetto da “disturbo dissociativo difettuale, collegato al riaffioramento di problematiche angosciose, vissute da giovane, e allo scompaginamento mentale successivo, dovuto alle conseguenza delle cerebrolesività post-traumatica, frontale e temporale”. Secondo il perito del giudice del Tribunale di Caltanissetta “la stabilità definitiva delle compromissioni spico-organiche post-traumatiche fanno assumere un taglio irreversibile alla situazione”.

 

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