Caso Li Destri, tutti i “buchi” nella difesa del candidato sui rapporti con il cugino sotto processo per mafia

L’imprenditore in corsa nel collegio di Palermo aveva affermato di non parlare con il cugino da trent’anni. Ma le carte dell’operazione “Black cat” sembrano smentirlo

Li Destri

PALERMO – Con il cugino imputato per mafia assicura di non avere rapporti da anni. Ma Giacomo Li Destri, imprenditore edile di Caltavuturo candidato all’ARS con il M5s, con la mafia delle Madonie ci avrebbe avuto lo stesso a che fare. Come vittima di estorsione, pagando il pizzo e “mettendo a posto” le cose con i clan. E’ quanto emerge dalle carte dell’operazione “Black cat”, messa a segno nel maggio 2016 dai Carabinieri di Termini Imerese. Il blitz aveva portato all’arresto di 33 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsioni ed altri reati.

Tra i protagonisti dell’indagine – che aveva rivelato i rapporti tra i mandamenti di Trabia e San Mauro Castelverde, individuando vertici ed organigrammi delle “famiglie” – anche Giacomo Li Destri, cugino dell’imprenditore, indicato come referente dei clan a Caltavuturo, per il quale i PM a luglio hanno chiesto una condanna a 14 anni. Con costui il Li Destri candidato – e incensurato –  sostiene di non parlare da trent’anni. Ma le carte dell’operazione rivelerebbero una realtà diversa.

“Dal tenore delle conversazioni intercettate emergeva che Giacomo Li Destri chiedeva a Mario Cascio, referente per la famiglia mafiosa di Valledolmo, come si stesse comportando suo cugino”. Questo scrive il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare, citata da Meridionews. Sarebbe stato lo stesso Li Destri ad indirizzare il cugino da Cascio, smentendo il silenzio trentennale tra i due. “Quest’ultimo [Cascio, ndr] replicava affermando che l’imprenditore in questione gli aveva rullato il piazzale senza alcun costo, opera effettuata a titolo di messa a posto”. “Ma lui buono si comporta o no?”, chiede ancora Li Destri a proposito del cugino. “Ma sì, è venuto da me, onestamente con me si è comportato bene. Mi è venuto a rullare il piazzale e una lira non l’ha voluta… che io lo volevo pagare, gli ho detto almeno la nafta pagatela, ‘no no.. che fa cugghiunii?’, si è comportato bene”.

Secondo gli inquirenti Li Destri, oltre ai lavori eseguiti a titolo gratuito a Cascio, avrebbe anche “corrisposto il pizzo per i lavori che stava eseguendo nel territorio di sua competenza”. Frasi che vanno nelle direzione opposta rispetto a quanto dichiarato stamattina dal candidato Cinque Stelle, che aveva affermato di non essersi mai prestato a nessuna estorsione: “Non ho mai pagato, né tantomeno mi è mai stato chiesto ‘pizzo’ in alcuna forma – ha detto l’imprenditore finito nella bufera – Per un semplice motivo: avrei subito denunciato. E questo è stato messo anche a verbale di fronte ai Carabinieri”.

“La mia azienda ha il certificato antimafia ed è nella ‘White list’ della prefettura – prosegue il candidato del Movimento Cinque Stelle – Non ho nulla da nascondere, né posso certo rispondere io di eventuali colpe di altri. Non sarà qualche schizzo di fango ad arrestare la riscossa del popolo siciliano”. Le carte dell’inchiesta “Black cat”, tuttavia, sembrerebbero smentire queste affermazioni rilevando alcune contraddizioni. In primis un incontro relativamente recente con il cugino boss ci sarebbe stato. Quanto al pagamento del pizzo, poi, gli inquirenti sembrano pensarla diversamente nonostante l’imprenditore non sia mai stato indagato.

Su tutta la vicenda pende la domanda rivolta già ieri da Tribù ai vertici del Movimento. Li Destri aveva messo i Cinque Stelle al corrente di questa parentela “pesante”? E se sì, la vicenda non è stata considerata ostativa alla candidatura nonostante l’attenzione giustamente rivolta agli “impresentabili” degli altri schieramenti? Oppure il candidato – che sul punto ha dato una risposta abbastanza vaga – ha taciuto del cugino per non rischiare di perdere il posto nelle fila del Movimento? Contattato dalla nostra redazione, Cancelleri non ha ancora risposto. Stamane il candidato alla presidenza della Regione ha pubblicato un video per chiarire un’altra vicenda, relativa alle frasi violente di un proprio assessore designato. Sull’affaire Li Destri nessun commento. Almeno per ora.

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