Catania, convegno della Camera Minorile sul “turismo procreativo”

Successo dell’incontro sul delicato tema della genitorialità nel mondo contemporaneo

Turismo procreativo

CATANIA – Si è svolto oggi pomeriggio presso l’Aula delle Adunanze della Corte di Appello di Catania il convegno “Turismo procreativo tra diritto dei genitori all’autodeterminazione e tutela del minore”, promosso dalla Camera Minorile di Catania con il Patrocino dell’Unione Nazione delle Camere Minorili.

L’incontro, beneficiato dalla presenza di un folto pubblico, ha visto gli interventi di Marisa Scavo, Procuratore distrettuale aggiunto presso la Procura della Repubblica di Catania, Rosaria Maria Castorina, magistrato della I sezione Civile del Tribunale di Catania, Christian Serpelloni, avvocato del Foro di Verona e co-responsabile settore Penale Unione Nazionale Camere Minorili e Fausto Caggia, avvocato e professore associato di Diritto Civile e Diritto di Famiglia comparato europeo all’Università Kore di Enna. Ha moderato il dibattito l’avvocato Gian Marco Gulizia del Foro di Catania.

Ad introdurre gli interventi dei relatori l’avvocato Renata Saitta, Presidente della Camera Minorile di Catania. “La legge 40/2004 all’articolo 12 vieta la maternità surrogata in Italia e punisce il reato con la reclusione – ha detto la Saitta presentando l’iniziativa – Il problema è cosa succede quando i coniugi, fatto nascere il bambino all’estero con la maternità surrogata, devono rientrare in Italia. Nel momento in cui si perfeziona il reato da parte di queste persone abbiamo anche e sopratutto un problema etico, che è poi il risultato di un processo di evoluzione della natura umana, e sopratutto dei traguardi della scienza e della biotecnologia”.

Un tema quanto mai delicato, quello della genitorialità nel mondo contemporaneo, reso infinitamente complesso dagli ultimi ritrovati della scienza e dalle istanze di una parte della popolazione.

In tutto ciò il faro per il legislatore resta l’interesse del minore, prioritario rispetto a quello degli altri attori giuridici. A ricordarlo, tra gli altri, l’intervento del Procuratore Scavo: “Il concetto di maternità surrogata è completamente diverso da quello di fecondazione eterologa – ha precisato il magistrato prendendo la parola – La maternità surrogata prevede una coppia committente e una donna che accetta di portare in grembo il bambino e di consegnarlo alle persone che l’hanno commissionato. Il dibattito su questa materia vede contrapposte delle ideologie, e i suoi aspetti etici sono davvero rilevanti. Io personalmente sono contraria a questo concetto, e tuttavia da giurista mi rendo conto che è dovere di ogni Stato munirsi di una normativa che disciplini dette situazioni nell’interesse dei figli. Ciò che viene messo in evidenza in varie sentenze è l’interesse primario del diritto di filiazione del minore”.

Prima i bambini, insomma. Un fatto apparentemente banale, e che tuttavia merita di essere sottolineato alla luce del “mercato” esistente nell’ambito dell’utero in affitto. Come in ogni mercato, inoltre, esistono delle differenze di prezzo.

“Essendo vietata la maternità surrogata in Italia nasce il cosiddetto di turismo procreativo – ha detto il magistrato – Sopratutto le coppie più facoltose vanno all’estero per utilizzare la maternità surrogata. Nell’ultimo periodo uno dei Paesi che va per la maggiore è l’Ucraina, perché lì il costo è minore rispetto a quello che la coppia committente dovrebbe sostenere se andasse in altri Paesi. Parliamo di circa 30.000 euro, che vengono corrisposti alla clinica che fa da intermediario e consente di accedere a questo percorso”. Per avere lo stesso servizio nei paesi dell’Occidente che lo prevedano i costi lievitano nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro”.

Nonostante la pratica sia a tutt’oggi vietata in Italia, la maggior parte dei casi di turismo procreativo all’estero non sono punibili in quanto la legge italiana prevede che vengano riconosciute sentenze e provvedimenti delle autorità straniere riguardo lo stato di filiazione. Anche per questo, ha sottolineato il Procuratore Scavo, sarebbe necessario normare in modo più preciso un aspetto ormai ineludibile del rapporto tra le coppie italiane e la genitorialità.

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