CARA di Mineo, Odevaine vuota il sacco: si aggrava la posizione di Castiglione

Nelle carte dell'inchiesta l'intreccio politico-affaristico e le pressioni sulla stampa perché tacesse

Giuseppe Castiglione

 

CATANIA – È un j’accuse che fa tremare i palazzi. Luca Odevaine, uomo di Mafia Capitale, è un fiume in piena e nella veste di “pentito” racconta tutte le ombre del Cara di Mineo.

Le carte vengono svelate con ampio spazio all’interno di un importante reportage sul quotidiano La Sicilia, a firma di Mario Barresi.

Secondo la Procura di Catania, il ramo siciliano dell’inchiesta su Mafia Capitale risiede lì. Tra disperazione e speranze, i migranti diventavano merce per un business “criminale”. A portare gli inquirenti oltre lo Stretto è proprio l’ex componente del tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale. Indagato in questo filone d’inchiesta, e dopo aver patteggiato una pena a due anni e otto mesi nel processo romano, Odevaine punta il dito contro se stesso ma anche – e soprattutto –  contro Giuseppe Castiglione.

I protagonisti di questa vicenda giudiziaria avrebbero disegnato i bandi ad hoc per garantirne la successiva aggiudicazione. Praticamente, vi sarebbe stato un intreccio tra appalti con ribassi anomali vantaggiosi per le cooperative aggiudicatrici, una “spregiudicata gestione” di circa 400 posti di lavoro e il consolidamento di una frangia della politica sul territorio locale. In sostanza, scambio di voti.

Castiglione, riconfermato sottosegretario all’Agricoltura nel governo Gentiloni nonostante sia ad oggi indagato per fatti molto gravi, sarebbe stato “molto attento” a gestire “le diverse fasi dell’appalto ma facendo in modo di non comparire”, secondo Odevaine.

Una vera e propria “associazione a delinquere” avrebbe “gestito con molteplici finalità criminali” il centro di accoglienza per rifugiati. Una rete ben organizzata “in grado di interferire sulle articolate procedure amministrative” e di “assistenza ai migranti”. A delineare questo quadro è la Procura di Catania che indaga sul sottosegretario del Ncd insieme ad altre 21 persone e una cooperativa. Le ipotesi di reato sostenute dai pm Raffaella Vinciguerra e Marco Bisogni sono turbativa d’asta e corruzione.

Un terremoto politico che investe nomi eccellenti. Oltre a Odevaine e Castiglione, anche Paolo Ragusa, ex presidente di Sol Calatino, la cooperativa che gestiva il Cara, il sindaco di Mineo Anna AloisiGiovanni Ferrera, ex direttore del consorzio Calatino Terra d’Accoglienza, Salvo Calì, ex presidente del Consorzio Sisifo, e i tre vertici del gruppo “La Cascina” Francesco Ferrara, Carmelo Parabita, Salvatore Melolascina.

Tutto accade tra il 2011 e il 2014 nel centro di accoglienza più grande d’Europa. A finire sotto la lente degli investigatori sono un impianto di produzione dei pasti destinati ai migranti, tre strutture di accoglienza e il super bando triennale da 100milioni per la gestione del Cara.

Castiglione e il sindaco Aloisi avrebbero turbato la procedura dei bandi in cambio di promesse di voti per i gruppi politici di riferimento: Pdl, Ncd e lista “uniti per Mineo”. Sul piatto, anche la nascita di 15 circoli targati Nuovo Centro Destra sul territorio calatino.

Diversi gli episodi raccontati da Odevaine nei tre lunghi interrogatori. Per esempio, quel pranzo al Lungomare di Catania con Calì e Castiglione concluso con un’intuizione-certezza: “la Sisifo avrebbe avuto la gestione del centro”. Sensazione non smentita dagli eventi. Allo stesso modo, quando il “Facilitatore” incontra nell’ufficio di Castiglione, Ferrera e Ragusa. “Nel corso di quest’incontro decidemmo i contenuti del capitolato“, racconta ai pm.

L’inchiesta, costola di Mafia Capitale, viene aperta dopo una serie di articoli giornalistici. A tale proposito, Odevaine ricorda che “Sud Press in più articoli aveva attaccato l’onorevole Castiglione con riferimento alla sua ingerenza sul Cara e che Ferrera volle incontrare il direttore della testata”. Secondo quanto riferisce Ferrera a Odevaine, l’incontro organizzato dall’on. Forzese, si sarebbe concluso “con la richiesta di dare al direttore, che forse è un avvocato, un incarico di consulenza legato alla gestione del Cara per far cessare gli attacchi sul giornale. Effettivamente – conclude Odevaine – dopo questo incontro la pressione del quotidiano sull’argomento andò a diminuire. Non so se poi effettivamente è stato dato qualche incarico al citato direttore”.

Chiarissimo, come scrive il quotidiano cittadino, il tentativo di avvicinare l’avv. Fiumefreddo.
Doveroso precisare, però, che l’avvocato respinse le avances e non accettò alcuna consulenza dal CARA né alcun incarico dal direttore generale Giovanni Ferrera.

Di più, la risposta la diede proprio il giornale Sud Press che continuò ad approfondire il tema degli intrecci politico affaristici legati al CARA.

Le pressioni, quindi, fallendo nell’intento, cessarono. 

Ad oggi, tra le feroci critiche della politica e le preoccupazioni del procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera, il Cara è ancora al suo posto. Con circa 3mila ospiti, un costante allarme sicurezza e i fascicoli relativi ai suoi misfatti sulle scrivanie delle Procure.

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