Caso firme false M5S, il no comment di Giulia Grillo: “Non ho nulla da dichiarare…”

Se anche chi si presenta come nuovo si sottrae alle domande, come i vecchi politici, che speranza abbiamo?

CATANIA – “Non ho nulla da dichiarare su tale questione. Oggi, fra l’altro, abbiamo le consultazioni” al Quirinale, con il Capo dello Stato.

Con queste poche parole, Giulia Grillo ha declinato la nostra richiesta di intervista.

Avremmo voluto sentire la capogruppo catanese del MoVimento 5 Stelle alla Camera, per chiederle dell’attuale fase politica, ma soprattutto del caso firme false a Palermo, che sta provocando forti tensioni tra i pentastellati, sia a livello nazionale sia a livello territoriale.

Cosa dire? Da una forza politica che si presenta come il nuovo e che punta a governare il Paese, ci saremmo aspettati una cesura netta con le trite e ritrite liturgie dei palazzi del potere. E invece in ossequio ai riti della vecchia politica, quella stessa vecchia politica che i grillini vogliono spazzare via, anche il nuovo che avanza evita di rispondere alle domande dei cittadini che vogliono capire, vogliono sapere cosa sta succedendo nel MoVimento fondato da Grillo e Casaleggio.

Noi non demorderemo e continueremo a cercarla e ad offrirle questo spazio per dare risposte.

 

E' GIUSTO CHE LA DEPUTATA 5 STELLE SI SOTTRAGGA ALLE DOMANDE?

  • NO 100%, 7 voti
    7 voti 100%
    7 voti - 100% of all votes
  • SI 0%, 0 voti
    0 voti
    0 voti - 0% of all votes
  • NON LO SO 0%, 0 voti
    0 voti
    0 voti - 0% of all votes
Totale Voti: 7
10/12/2016 - 17/12/2016
Voto terminato
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IL CASO FIRME FALSE –  La vittoria al referendum costituzionale è alle spalle. Il MoVimento 5 Stelle torna a fare i conti con il caso delle firme false in occasione delle Comunali del 2012, che vede i deputati nazionali Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino sospesi per decisione del collegio dei probiviri. I tre parlamentari hanno sempre sostenuto la loro estraneità ai fatti, a differenza dei deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio che si sono autosospesi e collaborano con i magistrati palermitani.

La tensione in seno al MoVimento è tornata a salire nelle ultime 72 ore.  Mercoledì scorso, a Roma, al termine dell’incontro dei parlamentari nazionali del Movimento, convocato per discutere solo di Italicum e delle modifiche alla legge elettorale, Nuti e Di Vita avrebbero chiesto di aggiornare la riunione alla settimana prossima per parlare della questione. La capogruppo Grillo si sarebbe detta contraria, chiedendo di non trattare il caso per rispetto all’inchiesta in corso. Nuti, forte del sostegno di un nutrito manipolo di parlamentari guidati dal presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico, avrebbe però insistito spiegando che la richiesta di un quinto dei parlamentari di affrontare la questione in assemblea riguardava solo la gestione interna al M5S e le conseguenti sospensioni.

La posizione della Grillo avrebbe avuto anche il sostegno del capogruppo al Senato Luigi Gaetti. A quel punto, la temperatura sarebbe diventata incandescente con diversi portavoce critici sul fatto che la vicenda venisse ‘silenziata’.

Dalla Capitale a Palermo,  dove ieri pomeriggio il MoVimento è stato in piazza Francese con un banchetto informativo, in vista delle prossime elezioni comunali. La vigilia dell’evento è stata contrassegnata da polemiche. Dal forum del M5S di Palermo, è emerso infatti il malumore di tanti attivisti, i quali hanno annunciato che avrebbero abbandonato il banchetto se si fossero presentati i tre deputati sospesi.

Ma c’è anche chi era di ben altro avviso e ha osservato che sia gli autosospesi che i sospesi votano e siedono tra i banchi del Movimento sia all’Ars che alla Camera. Divisioni che come racconta Repubblica si sono materializzate quando Samanta Busalacchi, sospesa dai probiviri perché indagata nell’inchiesta, si è presentata al banchetto: un gruppetto di dissidenti ha infatti abbandonato piazza Francese.

Insomma, una situazione tesa e confusa. Che senza la dovuta chiarezza diventa facile terreno fertile per alimentare divisioni e litigiosità in seno ai Cinque stelle. E i  primi a pagarne le conseguenze sono proprio gli attivisti del MoVimento.

 

 

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