Castelvetrano, appalti truccati per finanziare la latitanza di Matteo Messina Denaro

Sequestrate due società edili, valgono 6 milioni di euro

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CASTELVETRANO – Come nella migliore tradizione, mafia fa rima con appalti. In questo caso, l’imprenditore Rosario Firenze avrebbe pilotato appalti comunali milionari per aiutare il boss mafioso Matteo Messina Denaro, latitante da 23 anni.

Firenze è stato arrestato questa mattina con l’ipotesi aver commesso reati gravissimi: associazione mafiosa, fittizia intestazione di beni, turbativa d’asta e trasferimento fraudolento di beni. Il ras degli appalti era stato interdetto tre anni fa dalla Prefettura, ma grazie ai fratelli e ai prestanome avrebbe continuato a gestire i lavori pubblici del Comune di Castelvetrano.

Ai domiciliari è finito il suo braccio destro, il geometra Salvatore Sciacca, accusato di turbativa d’asta. Avrebbe avuto il ruolo di contatto con i funzionari infedeli del Comune di Castelvetrano. Notificati anche i divieti di esercitare l’attività di impresa a 4 titolari di ditte edili di Castelvetrano, consegnati 4 avvisi di garanzia a due funzionari del Comune e a due fratelli di Saro Firenze.

L’ordinanza del gip Nicola Aiello si abbatte su una città già tristemente nota per le infiltrazioni mafiose al Comune, per questo sciolto a marzo. L’inchiesta giudiziaria è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Trapani e del Ros, diretto dal colonnello Stefano Russo.

Secondo gli inquirenti, il sistema eretto ad hoc per pilotare le gare d’appalto a favore di Saro Firenze, faceva poi arrivare nelle tasche di Matteo Messina Denaro gran parte del denaro ricavato.

Nel mirino degli inquirenti, adesso, anche le opere pubbliche in questione: i lavori per la realizzazione della condotta fognaria, per la manutenzione ordinaria di strade e fognature, per la demolizione dei fabbricati fatiscenti all’interno dell’ex area dell’autoparco comunale.

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