Regionali, che fine hanno fatto le “mirate azioni di controllo” sul voto chieste da Minniti al Prefetto?

Delle misure straordinarie chieste dal Ministro per scongiurare alterazioni del risultato elettorale a Catania non si parla ancora. E intanto il voto si avvicina

Minniti

CATANIA – Maggiori controlli sul voto del 5 novembre. E particolare attenzione a eventuali tentativi da parte della criminalità organizzata di condizionare l’esercizio democratico. E’ quanto aveva chiesto il ministro dell’Interno Marco Minniti in una lettera inviata lo scorso 25 ottobre ai Prefetti siciliani, sollecitando “interventi mirati” volti ad impedire qualunque alterazione dei risultati.

La questione era stata posta al Viminale da alcuni soggetti politici e civici – in prims M5s e LiberaItalia – che avevano denunciato la presenza di candidati “impresentabili” nelle liste di molti partiti. Da ultimo, a segnalare il rischio di alterazione del voto era stato anche il governatore uscente Rosario Crocetta. Rispondendo al quale Minniti aveva tracciato precise linee guida per gli organi di governo territoriale.

“E’ noto come le organizzazioni criminali, in specie in contesti territoriali in cui risultano maggiormente radicate, puntino a condizionare lo svolgimento e i risultati delle competizioni elettorali – ricordava Minniti nella lettera – sia al fine di dimostrare, anche in questo delicato ambito, la propria pervasiva presenza sul territorio, sia per potersi infiltrare, con lo scopo di perseguire con maggiore efficacia i propri fini illeciti, nel governo della cosa pubblica”. Per questo la contromossa dello Stato deve essere adeguata.

Nella missiva il ministro dell’Interno elencava le misure da intraprendere: “Verificare la possibilità di integrare i piani e i servizi di vigilanza, eventualmente già predisposti, con mirate azioni di controllo e presidio del territorio volte a prevenire eventuali interferenze della criminalità”. Per questo Minniti aveva chiesto la convocazione di “specifiche riunioni tecniche di coordinamento, eventualmente estese a rappresentanti dell’autorità giudiziaria, per una disamina complessiva della situazione nelle relative provincie e per l’adozione delle misure occorrenti”.

Un progetto quanto mai necessario, quello disegnato dal Viminale. Sopratutto a Catania, nel cui collegio sono candidati diversi “impresentabili”, balzati anche all’attenzione dei media nazionali. Delle “mirate azioni di controllo e presidio del territorio” chieste dal Ministro, però, ai piedi dell’Etna non si parla. E neppure è noto se il Prefetto Silvana Riccio – che intanto è stata ascoltata dalla Commissione nazionale antimafia, insieme agli altri Prefetti e ai Presidenti delle Commissioni elettorali – abbia avviato le riunioni tecniche di cui scrive Minniti.

Il rischio è che dopo l’attenzione mediatica che ha accompagnato la campagna elettorale tutto trascorra via come sempre. E che il 5 novembre i seggi vengano regolarmente presidiati da ambienti illeciti. Contattato dalla redazione di Tribù, l’ufficio del Prefetto catanese non ha ancora fornito dettagli sull’attuazione del piano ministeriale. Ma il tempo stringe, con le elezioni ormai alle porte. E i partiti intenzionati a vincerle, costi quel che costi.

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