Catania, Berlusconi senza idee ritira fuori il Ponte

Il Cavaliere alle Ciminiere per sostenere il candidato del centrodestra Nello Musumeci ritira fuori il programma di vent’anni fa. E spera nel successo alle Regionali per rilanciarsi sulla scena

 

CATANIA – Quando Carlo Conti sale sul palco della grande sala delle Ciminiere, introdotto dal coordinatore provinciale di Forza Italia Salvo Pogliese, persino i berluscones più scafati restano sorpresi. Lo smarrimento dura pochi secondi, finché la telecamera zooma sull’uomo rivelando un Silvio troppo abbronzato persino per i suoi standard. Il Cavaliere è a Catania per la seconda e ultima tappa del tour in Sicilia per le Regionali di domenica. Ieri al Politeama di Palermo aveva arringato i suoi con un discorso tutto proiettato sulla politica nazionale, con ampie digressioni sulla situazione globale e sul ruolo di Putin nella salvaguardia dell’Occidente dal pericolo dell’Isis. Cose che al palermitano medio presente in sala avevano causato uno spontaneo ‘ncachì! Stasera, complice l’intervento ad alto tasso emozionale di Nello Musumeci – che parlerà anche di mafia, dicendo di averla combattuta in passato e di volerlo fare in futuro – anche Berlusconi si lascia andare per un attimo ai ricordi e alle nostalgie.

A cominciare da quella per Umberto Scapagnini, a lungo suo medico personale e sindaco di Catania dal 2001 al 2008, sul quale il Cav si intrattiene principiando il suo intervento. “Ricordo come parlava sempre di Sant’Agata, e come vantava i pregi della città ogni volta che ci incontravamo – esordisce – amava ricordare come qui fossero nati Vincenzo Bellini e Giovanni Verga”. Ma i ricordi sull’amico Umberto devono lasciare spazio a considerazioni tutte politiche. E tutte già sentite. Berlusconi la prende alla larga: “Voi in Sicilia avete avuto molte dominazione, gli svevi, gli arabi, i normanni, gli Aragonesi… non volete adesso consegnarvi nelle mani di Grillo?”. Segue lunga parentesi sul rodato canovaccio anti-cinque stelle predisposto dal Cavaliere per questa campagna elettorale: “Sono gente senza arte né parte, l’86% di loro prima di entrare in parlamento non aveva mai presentato una dichiarazione dei redditi”. Alla Sicilia, dopo la stagione di governo di Rosario Crocetta, serve ben altro: “Era da un po’ che non davo un’occhiata ai conti, l’ho fatto e ho trovato una situazione pericolosa. Dobbiamo subito intervenire”.

“Il Pil procapite è il più basso in Italia e al penultimo posto in Europa sotto quella della Calabria – informa il Cavaliere – oltre persone vivono al di sotto del soglia di povertà. Nel nostro programma abbiamo un norma su questo, lo Stato deve versare la somma che separa il reddito della famiglia dal reddito di dignità. Esistono gravi carenze anche sulle infrastrutture, la Sicilia ha il record delle opere incompiute. Occorre che si riprendano i lavori, da quando non siamo più al governo non si è fatto più nulla. Anche il turismo versa in una situazione paradossale, non può essere che la Sicilia abbia meno visitatori di Malta”. Ad ogni punto del suo programma Berlusconi strappa l’applauso della platea. Abbondano gli auspici di tornare a Palazzo Chigi. Mentre nessuno si chiede perché tutto questo popo’ di roba non sia stato fatto quando al Governo il Cavaliere c’era, a Roma come a Palermo. 

L’expo del programma berlusconiano continua regolare. Revisione scientifica della macchina dello Stato, riduzione della scura fiscale con detassazioni eccezionali. “Con Nello abbiamo individuato delle zone specifiche, sopratutto nell’interno della Sardegna”, proclama Silvio mentre la folla si chiede se Musumeci abbia rinunciato in corsa per candidarsi a Cagliari. Il lapsus, non l’unico di questo intervento, prepara l’asso nella manica del Cavaliere: “I governi di sinistra hanno buttato per aria ciò che avevamo cominciato, Di Pietro quand’era ministro ha cancellato il progetto. Dobbiamo impegnarci nuovamente per il Ponte, prendiamo questo impegno preciso per quando torneremo al Governo!”.

L’ovazione accoglie la proposta come fosse una novità, e non una leggenda metropolitana tramandata dai tempi dei Romani. Berlusconi osserva soddisfatto la platea che lo acclama. E’ tempo di concludere, di chiamare sul palco Nello Musumeci. Con lui Gaetano Armao e Vittorio Sgarbi, quest’ultimo designato proditoriamente “ministro” dei Beni Culturali. Ci sono anche Micciché e Pogliese. Parte l’inno di Forza Italia, le bandiere sventolano, le mani battono. Il Cav in crisi mistica nomina i presenti “missionari di libertà” per convincere gli astenuti a votare Forza Italia. E se avanza tempo, anche Musumeci. L’obbiettivo resta il Governo del Paese. E qui tutti sono convinti che Berlusconi possa farcela. Anche se ormai sembra Carlo Conti. 

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