Catania, Cattedrale chiusa causa occupazione. Polemica anche con la Caritas

Non si placa il dramma di una ventina famiglie di alcuni quartieri popolari catanesi da giorni accampate sul sagrato della prima chiesa cittadina per protestare contro l’Amministrazione

CATTEDRALE

CATANIA – Non si placa il dramma di una ventina famiglie di alcuni quartieri popolari catanesi da giorni accampate sul sagrato della Cattedrale di Sant’Agata per protestare contro l’Amministrazione comunale e le Autorità sulla gestione dell’emergenza abitativa in città. Una situazione drammatica, appunto, che nelle ultime ore si è “arricchita” di un nuovo episodio. Ieri la Cattedrale è rimasta chiusa ai fedeli. Celebrazioni sposate alla Basilica Collegiata, presumibilmente a causa dell'”occupazione” in corso. Una decisione che ha fatto discutere, quella di chiudere le porte agli sfollati, specialmente alla luce del messaggio della Chiesa che sul tema ha sempre predicato accoglienza e apertura. Un messaggio evangelico che sotto Natale assume un particolare valore, ma che ieri non è bastato a tenere aperte le porte della Cattedrale.

Ad andare all’attacco è la Federazione del Sociale USB, che in una nota torna a chiedere l’interessamento delle Autorità criticando al contempo la gestione dell’emergenza da parte della diocesi. “Da alcuni giorni, a Catania, delle famiglie provenienti dai quartieri Librino, Pigno e San Giorgio stazionano davanti alla Cattedrale – ricorda il sindacato in una nota – Protestano perché sono senza un tetto, e molte di esse sono state sgomberate da un palazzo di proprietà comunale realizzato a Librino nel 1989, mai assegnato. I “disagiati”, come si qualificano nel loro striscione, inizialmente avevano occupato pacificamente la cattedrale, convinti di trovare il sostegno da parte dell’arcivescovado. Questo non solo non si è verificato, ma, convinti ad uscire fuori dalla chiesa, si sono visti sbarrare tutti i portoni della stessa alle loro spalle. E la cattedrale da giorni è chiusa e non svolge le regolari messe per impedire l’ingresso di queste famiglie, dove ci sono anche bambini e anziani, che rimangono sotto l’acqua e al freddo”.

Una ricostruzione avvalorata da molte dichiarazioni degli “occupanti”, che nelle scorse ore avevano criticato il comportamento del parroco della Cattedrale, Monsignor Barbaro Scionti, ma anche quello della Caritas cittadina che secondo gli occupanti erogherebbe i propri servizi soprattutto agli extracomunitari a danno dei catanesi. Una voce fermamente smentita dall’ente benefico: “In relazione alla recente occupazione della Cattedrale di Catania e ai servizi giornalistici apparsi in questi ultimi giorni – scrive in una nota l’Ente benefico – la Caritas Diocesana intende precisare la sua posizione, conclamata dai fatti, di apertura e disponibilità assoluta nei confronti di tutti i bisognosi che si presentano quotidianamente alla mensa dell’Help Center, presso la stazione centrale. Non trovano pertanto riscontro le affermazioni rilasciate dagli occupanti della Cattedrale che, in alcune interviste, hanno riportato che la Caritas avrebbe risposto alle loro richieste specificando di poter aiutare ‘solo gli immigrati’. Nessun volontario o rappresentante della Caritas Diocesana si è mai espresso in questi termini, né avrebbe potuto, dal momento che è riconosciuto e riconoscibile il ruolo della Caritas in Città, con i suoi servizi sempre a favore degli ultimi, senza distinzione alcuna”.

L’ente benefico ha poi ricostruito un episodio dei giorni scorsi che avrebbe fatto scaturire la polemica: “Venerdì scorso due uomini si sono presentati alla mensa dell’Help Center, chiedendo dei pasti per gli occupanti della Cattedrale – prosegue la nota – I volontari, seguendo le regole del servizio Caritas, hanno dato ampia disponibilità all’accesso della mensa agli occupanti, precisando che non avrebbero potuto consegnare del cibo da portare fuori dalla struttura. La Caritas, infatti, mette a disposizione di tutti gli ultimi della Città che si presentano alla sua porta un pasto caldo da consumare all’interno della mensa, mentre nelle ore serali, soltanto tramite l’unità di strada, si reca in visita ai senza fissa dimora della Città portando cibo, vestiti e beni di prima necessità. Nessun divieto è stato pertanto posto ai due rappresentanti, che hanno deciso in autonomia di rinunciare al servizio offerto, salvo poi diffondere falsità alla stampa”.

“La Caritas opera seguendo criteri di assoluta apertura e coerenza nei confronti di tutti i bisognosi – conclude la nota – un atteggiamento che è conclamato dai fatti. Il servizio mensa dell’Help Center, lo scorso anno, ha permesso la somministrazione 72.000 di pasti, registrando una distribuzione equilibrata tra stranieri e italiani e una tendenza che, rispetto all’anno precedente, ha visto un aumento tra i locali”. 

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