“Questo non è un Natale, chiediamo i nostri diritti”

Le famiglie che da 23 giorni vivono accampate in Cattedrale per rivendicare una casa e un lavoro si preparano alle Feste

 

CATANIA – La scena più bella, in questa sera di malinconia assoluta, avviene quando un uomo sulla cinquantina di carnagione scura si avvicina e interpella il capannello di persone davanti la Cattedrale:

“Non sugnu rumenu, sugnu di Giarre. Sugnu senza na lira. Aviti qualche cosa di spicci?”.

I “disagiati” che da ventitré giorni vivono accampati in chiesa per rivendicare una casa e un lavoro si guardano a vicenda, increduli. E scoppiano a ridere di gusto, che allunga la vita ed è gratis.

“A nuautri ni cecchi i soddi? Ni taliasti bboni?”.

La risata è sincera, grassa, cordiale. Ricorda per un attimo quelle che si scambiano durante le feste in famiglia, dopo cena, quando il freddo riunisce di fronte al camino e si racconta, si ricorda, ci si ristora nel reciproco affetto. 

Ma è solo un attimo. Qui non c’è casa, non c’è camino. Non ci sarà pranzo di Natale e a dirla tutta non c’è nemmeno il pranzo regolare. “La Caritas viene una volta al giorno, la sera”, spiega Desy, mamma di una bimba di un anno e otto mesi in cura al reparto di pneumatologia del Policlinico per problemi respiratori. Da ventitré giorni Desy fa la spola tra l’ospedale e la Cattedrale, le cui fredde navate proprio bene non faranno alla salute della piccola. Ma per adesso la situazione è questa. E poteva andare peggio, se fino a pochi giorni fa le famiglie dovevano dormire all’addiaccio sul sagrato della chiesa. 

Le porte della Cattedrale per dieci giorni erano rimaste chiuse. E la Messa, per non sbagliare, era stata spostata altrove. Poi la decisione di riaprire: “La Chiesa di Catania è sempre attenta alle esigenze di chi vive nelle difficoltà e nella sofferenza – aveva scritto in una nota l’Arcivescovado – Avendo sin dall’inizio seguito con attenzione e preoccupazione le proteste di alcune persone all’interno ed all’esterno della Cattedrale, l’Arcivescovo Salvatore Gristina ed il parroco Barbaro Scionti hanno deciso di riaprire le porte della Basilica, ripristinando così il consueto orario di apertura e di chiusura”.

Decisione accolta con sollievo dai “disagiati” confinati fuori. “Ma se dobbiamo stare alle parole di Dio la Chiesa è casa sua, avrebbero dovuto aprirci subito”, dice Concetto, un altro dei “disagiati”. Anche lui conferma che al momento si mangia soltanto una volta al giorno. Per avere qualche extra rispetto a ciò che porta la Caritas bisogna affidarsi alla bontà della gente e ai bar delle vicinanze. Così si raggranella la colazione e qualche pezzo di tavola calda durante il giorno. “La gente ci sta dimostrando la sua bontà”, dice ancora Concetto. Ma a questi padri e madre di famiglia la solidarietà non basta. Vogliono una casa, un lavoro, la sicurezza di un futuro.

Vogliono uscire dall’emergenza abitativa che li costringe a tenere i propri figli all’aperto quando il termometro segna meno di cinque gradi. Risposte migliori di quelle offerte per smontare la protesta sotto Natale e liberare i catanesi dabbene e i turisti dallo spettacolo sgradevole di tanti barboni accampati dentro la prima chiesa cittadina. Sullo sfondo le tensioni con l’Amministrazione. “Mercoledì l’Arcivescovo e i parroci di Catania si stanno riunendo per un incontro con il signor sindaco Enzo Bianco”, dice ancora Concetto. Con l’aria di non credere che si arriverà a qualcosa.

Da una parte le lentezze della politica e la farraginosità della burocrazia. Dall’altra la pazienza che finisce e una frustrazione che può far perdere il buon senso. In mezzo, una decina di bambini che si inseguono per le navate della Cattedrale e per il sagrato. Apparentemente non capiscono nulla. Corrono che è un piacere. E meno male, perché se stessero fermi congelerebbero. 

Intorno a loro una città tutta brillii e lucine si appresta al Natale. Su via Vittorio Emanuele, davanti la Badia di Sant’Agata, un presepe brilla sulle scale sotto la luce di una stella cometa. Più avanti, le porte dell’Arcivescovado si spalancano su albero gigantesco – 36 metri, dice l’uomo nella guardiola – addobbato con luci intermittenti.

La nascita di Gesù va festeggiata, certo. E l’addobbo dell’albero non è mai stato in dubbio.

Per aprire le porte della Cattedrale ai “disagiati”, invece, è servita una lunga riflessione. Tanto che quasi si faceva Natale. 

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