Catania eccellenza nella gestione delle emergenze infettivologiche

Al Garibaldi il convegno “Euromediterraneo su Biocontenimento”

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CATANIA – La struttura è attiva da soli due anni, ma l’ospedale Garibaldi di Catania, al pari del Sacco di Milano e dello Spallanzani di Roma, è ormai uno dei poli di riferimento per la gestione delle emergenze infettivologhe.

Stiamo parlando della camera di biocontenimento, che serve a ricoverare quei pazienti in arrivo al Pronto soccorso con i sintomi di gravi patologie infettivo-diffusive, soprattutto quelle provenienti da paesi ad alto tasso migratorio. Uno strumento, insomma, utile a contrastare tutte quelle patologie che potrebbero arrivare sulle banchine dei porti insieme ai flussi migratori, e che devono essere trattate con la massima attenzione.

I continui flussi di migranti dettano infatti l’esigenza di rispondere prontamente ed efficacemente ai rischi per la salute pubblica e alle emergenze sanitarie di interesse nazionale, oggi possibile attraverso l’Anello Sanitario costituito dalle aree attrezzate nei tre punti strategici della città, ovvero l’aeroporto, il porto e il pronto soccorso del Garibaldi, per il trattamento immediato dei pazienti che presentano gravi sintomi tipici delle malattie infettive e per l’identificazione celere dell’eventuale virus tramite sofisticate indagini di laboratorio.

Di tutto questo si è discusso nel secondo convegno “Euromediterraneo su Biocontenimento” organizzato da ARNAS Garibaldi, in collaborazione con il Ministero della Salute, la Regione Siciliana e il Comune di Catania.

“Abbiamo riunito a Catania tutte le eccellenze che si occupano in Italia del settore, non solo sanitario ma anche dei trasporti: l’Aeronautica Militare – leader dei trasporti in alto-biocontenimento – la Croce Rossa Italiana, la Marina Militare. Tutti attori impegnati a vario titolo e in diversi ambiti di interesse delle malattie a diffusione infettiva”, spiega  Sergio Pintaudi, direttore del dipartimento di emergenze del Garibaldi.

“Il Garibaldi è fortemente impegnato in questa tematica di avanguardia della medicina: isolare le malattie infettive diffusive è la sfida che oggi l’ospedale vuole affrontare e che certamente nei prossimi anni avrà la sua massima importanza”, aggiunge Pintaudi..

In questo ambito si inserisce anche la questione migranti che vede oggi la città di Catania quale principale approdo. “Basti pensare che nel 2016 abbiamo avuto 17000 migranti, di cui 159 sono stati trattati nell’area di Biocontenimento del nostro Pronto Soccorso, già attivo per la popolazione catanese dove,” continua Pintaudi  “grazie al lavoro del nostro Laboratorio di Analisi diretto dalla dottoressa Diana Cinà, è possibile diagnosticare attraverso metodiche di biologia molecolare in maniera rapida, appena due ore, patologie quali la tubercolosi”.

La città di Catania risulta perciò un modello per il nostro Paese e per l’Europa nella gestione delle emergenze infettivologiche attraverso il piano di contingenza per il trattamento immediato dei pazienti che presentano gravi sintomi tipici delle malattie infettive, e vede riunite le istituzioni in una sorta di “anello sanitario” presente nelle aree attrezzate presso i tre punti strategici del capoluogo etneo.

Tra i presenti, anche l’ammiraglio Enrico Mascia, ispettore capo del corpo sanitario della Marina Militare: “La necessità di attrezzarci per il trasporto in alto-biocontenimento si è presentata nella sua stringente attualità, in rapporto con l’emergenza legata ai flussi migratori. Abbiamo quindi formato il nostro personale della base aerea della Marina Militare Maristaeli di Catania dove è presente un sofisticato sistema di isolamento e dove ci sono le competenze necessarie che consentono il trasporto verso gli ospedali di Milano e Roma”.

“L’Aeronautica Militare da circa dieci anni svolge trasporti in alto-biocontenimento”, puntualizza il tenente colonnello Marco Lastilla sottolineando che il corpo “ha raccolto una sfida poiché normalmente le malattie infettive altamente diffusibili non sono trasportabili con il mezzo aereo. All’epoca si iniziarono ad acquisire dei sistemi per il trasporto in alto-biocontenimento del paziente durante il volo che permettono, anche per lunghe distanze, la gestione dei rischi in piena sicurezza e senza alcun rischio per l’equipaggio e per il personale sanitario”.

Per il Comune è intervenuto il vicesindaco Marco Consoli, che ha bacchettato l’Unione Europea. “Bisogna ricordare anche all’Europa che è finito il momento di fare orecchio da mercante. Occorrono politiche di apertura ampia. La Sicilia è la prima porta d’ingresso dell’Europa e i nazionalismi che in questo momento stanno dilagando nel territorio dell’Unione Europea indeboliscono le politiche europee in materia di accoglienza”.

Noi siamo pronti ad accogliere. Tutti siamo pronti a garantire il massimo della sicurezza possibile in favore e a vantaggio degli operatori, di chi arriva, e soprattutto dei cittadini che hanno diritto di sapere cosa avviene nei nostri porti, cosa sta accadendo in Italia e soprattutto sapere a che livelli il Sistema Sanitario Nazionale si trova nel garantire massima sicurezza sanitaria”, ha concluso Consoli.

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