Catania, colpo ai Santapaola: 23 arresti a San Cristoforo

Ricostruita la mappa del potere all’interno del clan. Preso il capo del “settore spaccio”  LE FOTO DEI ARRESTATI

 

CATANIA – Un attacco senza respiro. Due imponenti operazioni messe a segno nel giro di pochi giorni per sradicare alla radice gli affari dei clan. Dopo l’operazione “Docks” messa a segno martedì a San Giovanni Galermo, nella mattinata di oggi gli uomini del Comando Provinciale dei Carabinieri di Catania – con il coordinamento della DDA etnea – sono intervenuti in forze nel quartiere di San Cristoforo per dare esecuzione a ventisei mandati d’arresto.

I NOMI – In manette sono finiti Massimo Amantea, classe 1977, Francesco Belviso, classe 1970, Salvatore Bonanno, classe 1987, Giuseppe Boncalvo, classe 1972 (già detenuto), Carlo Burrell, classe 1993  (già detenuto), Domenico Contarini, classe 1971, Antonio Cristaldi, classe 1975 (già detenuto), Sebastiano Grasso, classe 1957, Rosario Lombardo, classe 1958 (già ai domiciliari), Marcello Magrì, classe 1970 (già detenuto), Natale Nizza, classe 1996, Natale Dario Nizza, classe 1993 (già detenuto), Salvatore Nizza, classe 1972 (già detenuto), Giuseppe Pastura, classe 1990, Francesco Petralia, classe 1962 (già detenuto), Francesco Pinto, classe 1975 (già detenuto), Vito Romeo, classe 1976 (già detenuto), Arnaldo Santoro, classe 1977 (già detenuto), Biagio Sapuppo, classe 1983, Francesco Santapaola, classe 1979 (già detenuto), Francesco Scuderi, classe 1987 (già detenuto), Giuseppe Vinciguerra, classe 1988 (già detenuto) e Giuseppe Scaletta, classe 1996 (già detenuto). Tre persone risultano attualmente irreperibili.

Doppio colpo ai clan e al mercato della droga catanese, dunque. L’indagine “Carthago 2” – naturale prosieguo di quella che nel gennaio di quest’anno portò in carcere il boss Andrea Nizza – disegna oggi la mappa del potere mafioso catanese degli ultimi anni. A reggere il clan, secondo gli inquirenti, sarebbe stato dapprima Francesco Santapaola, nipote del capofamiglia Nitto. Dopo l’arresto di quest’ultimo, avvenuto nel 2016 con l’operazione “Kronos”, la responsabilità di gestire gli affari della famiglia era passata a Marcello Magrì. Dinamiche interne la cui ricostruzione è stata possibile proprio nel corso dell’attività di indagine: “Si tratta di un’altra brillantissima operazione messa a segno dalla DDA con l’Arma dei Carabinieri – ha detto in conferenza stampa il Procuratore Carmelo Zuccaro – siamo riusciti a individuare ventisei persone per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti ed attività estorsive. Alla guida dell’organizzazione si erano avvicendati prima il Santapaola e poi il Magrì”. 

Il mercato della droga, ha sottolineato il Procuratore, era invece in capo ad un’altra persona: “Lo spaccio degli stupefacenti era gestito da Rosario Lombardo, persona già detenuta agli arresti domiciliari che riusciva a sottrarsi al carcere attraverso una serie di certificazioni mediche che avrebbero acclarato una incompatibilità con il regime carcerario per precarie condizioni di salute”. Condizioni che l’uomo avrebbe sfruttato a proprio vantaggio per continuare a controllare il “mercato” dalla propria abitazione, dove aveva anche ospitato dei veri e propri “summit mafiosi”. Un paradosso risolto oggi con l’arresto da parte dei Carabinieri. “Quando le indagini vengono fatte con dei filoni seri sono fruttuose e producono altri spunti investigativi. In questo caso l’operazione deriva dall’inchiesta Carthago, ben sviluppata dalla DDA e dall’arma di Catania”, ha aggiunto Zuccaro esprimendo soddisfazione per i risultati conseguiti dalla Procura negli ultimi giorni.

“Oggi abbiamo aggredito un altro quartiere di Catania, dispor San Giovanni Galermo e Librino – ha detto ai giornalisti il Comandante Provinciale dei Carabinieri Francesco Gargano -. Dobbiamo colpire i quartieri nelle mani della mafia e riaffermare il controllo dello Stato. Questa indagine ha permesso di definire la struttura direttiva del clan, che aveva affidato il traffico degli stupefacenti al Lombardo. Costoro disponevano di una considerevole forza lavoro, fatta di affiliati stipendiati le cui famiglie venivano stipendiate in caso di arresto di un congiunto”.

“Abbiamo accertato un d’affari un giro d’affari considerevole, fatto di estorsioni, alcune in corso da decenni, talune di varie decine di migliaia di euro – ha detto ancora il Comandante Gargano – Il mercato forte era naturalmente quello della droga, organizzato in circa dieci piazze di spaccio con un guadagno settimanale di circa ottantamila euro”.

L’operazione, come specificato dagli inquirenti, si inserisce nell’ampio programma di contrasto a Cosa nostra catanese messo a punto dalla Procura della Repubblica con l’Arma dei Carabinieri. Colpi serrati che hanno consentito di disarticolare completamente alcuni potenti clan della zona etnea come quello dei Nizza. 

Vito Romeo Rosario Lombardo Massimo Amante Francesco Santapaola Angelo Marcello Magrì Francesco Belviso Arnaldo Santoro Natale Dario Nizza Salvatore Boxano Biagio Saputo Natale Nizza Giuseppe Boncaldo Giuseppe Scaletta Salvatore Nizza Carlo Burrell Francesco Scuderi Giuseppe Pastura Domenico Contarini Giuseppe Vinciguerra Francesco Petralia Antonio Cristaldi Francesco Pinto Sebastiano Grasso
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Angelo Marcello Magrì

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