Catania, stampa e giustizia: quando tacere sarebbe meglio che scrivere

Chi sono i giornalisti che nei giorni scorsi hanno scritto articoli ponderosi per contestare l’azione della Procura e di alcuni magistrati

CATANIA – Si è riaccesa da qualche giorno in città l’antica diatriba sui rapporti tra stampa e magistratura. Essendo stati tra i primi a notare l’avvio della polemica – e non volendo superficialmente attribuirla al caldo, che pure in queste ore sta provando molti di noi – torniamo brevemente sul punto per fornire al lettore i termini completi della questione, affinché possa formarsi un’opinione autonoma.

Anzitutto il contesto. Da mesi la Procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro è impegnata in un certosino e costante lavoro di ripulitura della città. All’attenzione dei magistrati non solo la mafia e le organizzazioni criminali, ma anche i colletti bianchi collusi con le medesime. Nell’ambito di questa azione, l’autorità giudiziaria ha disposto l’arresto di Adolfo Messina, ex presidente della Pubbliservizi S.p.A., partecipata della Città Metropolitana, accusato di aver messo in piedi un giro di corruzione dal valore di 200.000 euro.

Il processo dirà cosa ci sia di vero. Ma è da questo arresto che sarebbe scaturita la polemica di cui sopra, con accuse pesantissime rivolte dal giornalista Ignazio De Luca, direttore de Laspiapress, contro il Gip di Catania Francesca Cercone, colpevole di “mala applicazione della legge” per aver disposto per una “abnorme e illegittima misura carceraria […] ingiustificata e palesemente fuori legge”. A fronte della modesta corruzione contestata – 200.000 euro, scusate se è poco – e del fatto che Messina non ricopra più l’incarico presso la partecipata comunale.

Ma chi è il giornalista capace di formulare rilievi di tal fatta alle autorità giudiziarie catanesi? A venirci in aiuto è una breve autobiografia pubblicata su Laspiapress: “Svolgo questa professione da ottobre 2012, intrapresa a 58 anni e mezzo, prima in forma di blogger e poi da marzo 2015, come giornalista pubblicista, nella vita professionale precedente ero un burocrate, lavorando in un ente pubblico, dal quale sono stato licenziato, per essere stato rinviato a giudizio per presunti reati, commessi e connessi a quella professione […] Dal maggio 2015, sono il direttore responsabile di Laspiapress.com”.

Questo ciò che l’uomo scrive di sé, dimostrando una certa capacità di sintesi. Noi possiamo aggiungere i seguenti dettagli: l’ente presso cui lavorò, come segretario ed economo, era l’IPAB “Santa Maria del Lume” di Catania. Nei primi mesi del 2012 De Luca venne arrestato dalla Guardia di Finanza con le accuse di peculato, truffa aggravata ai danni dello Stato e truffa continuata ai danni dello stesso Ente. Circa un milione di euro la cifra sequestrata: a fronte della quale i 200.000 euro contestati ad Adolfo Messina paiono effettivamente poca cosa.

Queste le accuse oggetto di processo. Ma anche la seconda vita giornalistica di De Luca presenta elementi di interesse. Come l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, avvenuta il 24 marzo del 2015 in Piemonte. Perché lì e non in Sicilia, come sarebbe logico aspettarsi? Tant’è. Nella primavera di due anni fa l’uomo può finalmente dirigere il suo giornale. Che si distinguerà per i commenti pacati e argomentativi come quello sulla Cercone. Una curiosità: edito da Editoria Etica Media Corporation S.R.L, Laspiapress opera da due anni nonostante detta società risulti inattiva.

Al contrario del suo amministratore, sempre on the road per trovare gli scoop da sottoporre ai lettori. Una vocazione giornalistica che De Luca ha tentato di mettere a frutto candidandosi, nel settembre 2015, al ruolo di “esperto di comunicazione” per una importante partecipata catanese. Proprio la Pubbliservizi S.p.A., all’epoca amministrata da Adolfo Messina. De Luca verrà escluso per mancanza di requisiti. A prendere il posto sarà il collega Marco Benanti: l’altro che due anni dopo, cioè nei giorni scorsi, si straccerà le vesti per il comportamento della Procura a latere dell’arresto di Messina. Va detto che Benanti ha ricoperto da curriculum il ruolo di direttore del giornale QT Sicilia, riconducibile allo stesso Messina.

Questi sono i giornalisti che nei giorni scorsi hanno scritto articoli ponderosi per contestare l’azione della Procura e di alcuni magistrati. Al lettore di giudicare se le circostanze riportate possano condizionato il loro giudizio. A noi non resta che esprimere nuovamente solidarietà ai magistrati catanesi, impegnati a svolgere ogni giorno un egregio lavoro. Senza dare troppo peso agli attacchi strumentali di chi, curriculum alla mano, forse farebbe meglio a tacere. 

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  • Gettare fango su un giornalista….mah leggete in maniera serena L articolo, senza personalismi

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