Cattedrale riapre porte alle famiglie senza casa. Parisi: “Rifiutano il tavolo”

La decisione dell’Arcivescovado: “Non è soluzione a problemi e a disagio”. L’assessore al Welfare: “Portavoce dei manifestanti non accetta dialogo”

CATANIA – Per giorni hanno vissuto sul sagrato della Cattedrale di Sant’Agata protestando contro Amministrazione e Autorità per la gestione della crisi abitativa, senza che nessuno offrisse loro una soluzone malgrado il maltempo e il repentino abbassamento delle temperature. Adesso le diverse famiglie dei quartieri popolari accampate fuori potranno finalmente entrare in chiesa evitando di passare l’ennesima notte all’addiaccio.

Ad autorizzare la decisione, dopo le polemiche dei giorni scorsi, proprio l’Arcivescovado di Catania, che in una nota chiarisce la sua posizione rispetto ai “disagiati”, come si sono auto-battezzati gli occupanti del sagrato.

“La Chiesa di Catania è sempre attenta alle esigenze di chi vive nelle difficoltà e nella sofferenza, non solo nei momenti di crisi, ma nella quotidianità – scrive l’Arcivescovado – Avendo sin dall’inizio seguito con attenzione e preoccupazione le proteste di alcune persone all’interno ed all’esterno della Cattedrale, l’Arcivescovo Salvatore Gristina ed il parroco Barbaro Scionti hanno deciso di riaprire le porte della Basilica, ripristinando così il consueto orario di apertura e di chiusura”.

La Curia spiega di aver cercato senza successo  una soluzione con gli organi competenti: “L’Arcivescovo – prosegue la nota – dopo aver ascoltato la Prefettura e l’Amministrazione Comunale, in seguito ai falliti tentativi di mediazione per creare un tavolo d’intesa, offre gli spazi del luogo di culto alle persone esposte alle intemperie della stagione invernale”.

Le famiglie, che contano diversi bambini, potranno dunque sistemarsi dentro e sfuggire almeno alle gelate di questo freddissimo dicembre. Una decisione, quella di riaprire le porte della prima chiesa cittadina, che chiude le polemiche dei giorni scorsi, quando il parroco Scionti e l’Arcivescovo Gristina erano stati accusati di “indifferenza” nei confronti degli occupanti e di aver chiuso loro le porte della Cattedrale, con tanto di Messe domenicali trasferite alla Colleggiata.

Una decisione che aveva fatto discutere, appunto, specialmente alla luce del messaggio della Chiesa che ha sempre predicato accoglienza aperturaSopratutto avvicinandosi alle celebrazioni natalizie. Nelle scorse ore la decisione di aprire le porte ai “disagiati”. Il problema di fondo, avvertono però dalla Curia, è ben lungi dall’essere risolto.

“Si è consapevoli che questa non è la soluzione ai problemi e al disagio – conclude l’Arcivescovado – e si auspica che da questo gesto di accoglienza in cui sono coinvolte tante realtà ecclesiali e civili, possano scaturire ulteriori e riusciti tentativi di soluzione. La Chiesa di Catania continua nel suo impegno al di là di ogni voce poco attendibile”.

Da Palazzo degli Elefanti, fa sentire la sua voce l’assessore al Welfare Fortunato Parisi. “I manifestanti della Cattedrale continuano a rifiutare il tavolo in Prefettura” dice aggiungendo che “anche dopo la riapertura del tempio, a ulteriore dimostrazione che avrebbero la possibilità di riprendere la protesta in qualunque momento, i manifestanti continuano a non accettare il tavolo di trattative in Prefettura che l’Amministrazione comunale ha offerto fin da quando, otto giorni fa,  un gruppo di abitanti di Librino aveva occupato il sagrato chiedendo una casa e un lavoro”.

Parisi sottolinea che “a un’ora dall’inizio dell’occupazione avevamo invitato il portavoce dei manifestanti ad accettare il dialogo, spiegando che l’Amministrazione comunale, compatibilmente con il rispetto delle leggi e delle regole, era pronta a esaminare le loro richieste”. “Non si può non provare solidarietà umana nei loro confronti – aggiunge l’assessore – ma l’Amministrazione deve rispettare i diritti di tutti i cittadini. L’impressione però è che la protesta venga strumentalizzata e che la visibilità mediatica abbia galvanizzato alcuni dei manifestanti. Sembra insomma che la protesta in sé interessi i manifestanti ancor più della reale soluzione dei problemi”.

L’Amministrazione, dopo verifiche dell’Ufficio Casa del Comune, ha accertato che le sette famiglie hanno situazioni diverse: alcune risultano alloggiate in appartamenti dell’Istituto autonomo case popolari, altre in alloggi comunali, altre ancora non hanno mai presentato richiesta formale per ottenere un tetto. Molte, certo, hanno situazioni poco definite: pagamenti di canone non onorati o permanenza negli appartamenti dopo un’assegnazione solo temporanea.

“Ribadiamo comunque – ha detto Parisi – di essere disponibili a esaminare, singolarmente, i vari casi, avvalendoci, sempre nel rispetto della legge, di tutti gli strumenti a nostra disposizione, dall’assegnazione temporanea al buono casa, alla permanenza nei Bed and Breackfast. E l’apertura di un tavolo di confronto presieduto dalla Prefetto rappresenta una garanzia soprattutto per i manifestanti, che potrebbero così evitare di continuare a esporre in particolare i bambini molto piccoli al rischio di ammalarsi. Noi comunque stiamo lavorando con le associazioni di volontariato, con la Diocesi e Sant’Egidio, per aiutarli nell’immediato ed evitare disagi”.

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