C’è sempre una prima volta, ma non per Totò Riina

Il capo di cosa nostra non risponderà alle domande dei pm del processo Stato-mafia

riina

PALERMO – Il proverbio “c’è sempre una prima volta” non vale per Totò Riina. Il boss corleonese ha cambiato idea  e contrariamente a quanto annunciato non si farà interrogare dai pubblici ministeri del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. Sarebbe stata, appunto, la prima volta che il capo di Cosa nostra si sarebbe sottoposto a interrogatorio. Dal suo arresto nel gennaio 1993, il capomafia ha infatti sempre reso  dichiarazioni spontanee.

L’annuncio di Riina era arrivato a chiusura dell’udienza del 31 gennaio scorso per bocca del suo legale, l’avvocato Giovanni Anania. Un colpo di scena che le parti non si aspettavano visto che il padrino non si è mai sottoposto alle domande dei Pm.

“Questo è un processo vuoto, non c’è motivo per cui il mio cliente dovrebbe rifiutarsi di rispondere”, aveva detto il legale dopo avere parlato al telefono col boss che è rinchiuso nel carcere di Parma. A quanto pare, il dietrofront di Riina è dovuto alle sue precarie condizioni di salute in cui, però, versa ormai da molto tempo.

Al momento nessuno degli imputati del processo sulla trattativa ha acconsentito a rispondere in aula ai pm tranne Massimo Ciancimino e il pentito Giovanni Brusca. In passato più volte ha fatto dichiarazioni spontanee il generale Mario Mori e domani, sempre per dichiarazioni spontanee, sarà la volta dell’ex ministro Dc Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza.

Il boss corleonese è accusato di minaccia a Corpo politico dello Stato, come gli altri ad eccezione di , come Mancino e Ciancimino, che rispondono, il primo di calunnia e concorso in associazione mafiosa, l’altro di falsa testimonianza. Da stabilire quando si terrà l’esame a Riina.

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