CGIL su Fontanarossa: “Come si può dire che va tutto bene?”

Il paradosso: nuove assunzioni necessarie mentre 300 lavoratori vanno a casa

CATANIA – L’occasione è lo sciopero generale indetto da Alitalia. Una vertenza, quella compagnia di bandiera dall’esito non scontato: “Quello che hanno presentato – ci spiega Alessandro Grasso, segretario della Filt Cgil – non è un piano industriale è un piano finanziario”.

Al centro ancora una volta i dipendenti e a rischio migliaia di posti di lavoro. “Anche a Catania”, precisa il sindacalista.
Non ci spieghiamo su quali basi si affermi che a Fontanarossa vada tutto bene e che non ci saranno tagli. Le ripercussioni saranno su tutto il territorio: se il banco salta, salta per tutti“.

L’ingresso degli Emirati Arabi nella compagine Alitalia aveva fatto pensare ad una risoluzione: “Non è così. Per loro stessa ammissione, Alitalia perde un milione di euro al giorno: o si fa un progetto serio, a lunga scadenza, o sarà la solita farsa che porterà all’ennesima crisi industriale. Le banche sono state chiare: se non ci sarà accordo con i sindacati, non saranno disposte ad uscire un solo euro”.

E per Alitalia significa una cosa sola: commissariamento.

Ma la chiusura della vertenza sarà fondamentale anche per il futuro delle società di handling attive su Fontanarossa. Tribù lo aveva già raccontato: c’è già un esubero strutturale di circa 300 unità, lavoratori per i quali anche gli ammortizzatori sociali stanno per terminare. Il prossimo step sarà il licenziamento.

Il tutto mentre il traffico passeggeri sull’aeroporto etneo aumenta del 30%, portando SAC e SAC Service in deficit di personale.

Un paradosso. Nuove assunzioni necessarie mentre 300 lavoratori vanno a casa.

“È proprio per questo che SAC deve intervenire: occorre ridurre il numero di società di handling per scongiurare una volta per tutte il gioco del prezzo al ribasso“.

Il riferimento è alle quattro società costrette ad abbassare le richieste economiche per garantirsi i contratti per la prestazione dei servizi di terra: non riescono più a coprire neanche il costo del personale e per questo sono costrette a licenziare.
“Credo che il fatto che Roma Fiumicino ne abbia solo due, mentre a Catania siano quattro possa da solo far comprendere l’entità del problema”, spiega Alessandro Grasso.

Quale la richiesta a SAC? “Maggiori garanzie e la costituzione di un bacino interno all’aeroporto che garantisca che una parte delle future assunzioni servano a sanare l’esubero attuale”.

Il tema è quello del bacino/elenco, il concorsone attualmente fermo con le quattro frecce che servirà a SAC Service per creare un elenco di nomi dal quale attingere per le prossime assunzioni.

“È corretto che i giovani abbiano risposte, ma va anche tutelato chi è rimasto fuori” conclude Grasso.

 

Articoli correlati

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nome *