Mafia, Ciancio rinviato a giudizio: “Grave errore, sono indignato”

Dopo l’annullamento del non luogo a procedere disposto dalla Cassazione inizia un nuovo processo per l’editore catanese

ciancio

CATANIA – Rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. E’ la decisione del Gip Loredana Pezzino, che riapre la vicenda giudiziaria dell’editore catanese Mario Ciancio Sanfilippo.

Per il quale inizierà un altro processo, dopo l’annullamento del non luogo a procedere disposto dalla Cassazione sulla decisione del giudice dell’udienza del Tribunale di Catania Gaetana Bernabò Distefano. La Suprema Corte aveva “resettato” l’iter processuale per il condirettore de “La Sicilia”. Che adesso ricomincerà, con la prima udienza del processo fissata per il 20 marzo 2018 dinanzi alla Prima sezione penale del Tribunale di Catania.

“E’ un rinvio a giudizio che non mi stupisce, la mia assoluta estraneità ai fatti è nelle indagini dei Carabinieri del Ros – ha detto alle agenzie Mario Ciancio – sarebbe bastato leggerle per decidere diversamente. Non posso però fare a meno di dire che provoca in me un moto di indignazione il fatto che una ricostruzione fantasiosa e ricca di errori e di equivoci – che ha deformato cinquant’anni della mia storia umana, professionale e imprenditoriale, alterando fatti, circostanze ed episodi, sostituendo la verità con il sospetto – sia stata adottata quale impermeabile capo di accusa per attivare un processo contro di me. Ho sempre piena fiducia nell’operato della magistratura e non ho dubbi che sarò assolto da ogni addebito”.

“Sono pronto  a difendermi con determinazione – conclude l’editore de “La Sicilia” – continuerò serenamente a lavorare mentre i miei legali riproporranno con pazienza tutte le innumerevoli argomentazioni a sostegno della mia innocenza. Anche se i tempi si dilateranno riuscirò a dimostrare chiaramente il grave errore consumato con questo rinvio a giudizio”.

La vicenda giudiziaria di Ciancio sembrava essersi chiusa definitamente il 21 dicembre 2015 con la sentenza di “non luogo a procedere” perché il “fatto non costituisce reato” del Gup Gaetana Bernabò Distefano. Il 14 settembre del 2016 il colpo di scena: la Quinta sezione della Cassazione annulla con rinvio a un altro Gup di Catania la sentenza di proscioglimento contro la quale avevano presentato ricorso la Procura di Catania e i fratelli del commissario Montana.

“Esprimo la massima fiducia nell’operato della Magistratura e mi auguro che questa delicata vicenda possa essere definita quanto prima “, ha commentato il sindaco di Catania Enzo Bianco ricordando che, come previsto dal regolamento per reati di questo tipo, il Comune, ovviamente, si costituirà parte civile nel processo a carico dell’imprenditore.

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