E se il M5s si alleasse con i liberali per azzerare il sistema?

Sul tavolo un “patto dell’onestà” per far fuori il consociativismo tra centrodestra e centrosinistra e aprire una nuova stagione politica

ROMA – Un “patto dell’onestà” per mettere fuori gioco l’establishment politico della Seconda Repubblica, già pronto a un Gentiloni-bis in caso di stallo a tre come nel 2013. Quando centrodestra e centrosinistra arginarono l’exploit del Movimento Cinque Stelle con una manovra di palazzo favorita dalla Legge elettorale. Cinque anni dopo il Porcellum non c’è più ma l’imperativo categorico rimane lo stesso, tenere i Cinque Stelle lontano da Palazzo Chigi. Ma i pentastellati, questa volta, starebbero preparando per tempo l’asso nella manica.

“Non possiamo rischiare di riconsegnare l’Italia al duo Berlusconi-Renzi”, è il mantra che si ripete tra Roma, Milano e Genova, in un’incessante scambio tra il leader politico Luigi Di Maio, il consulente Davide Casaleggio e il fondatore Beppe Grillo. E la contromossa sarebbe il “patto dell’onestà”, appunto, con l’unica forza politica extra-sistema determinata a correre per le politiche del 4 marzo.

Cioè con LiberaItalia, la formazione liberale guidata da Antonio Fiumefreddo, che ha  annunciato la presentazione delle liste in tutto il Paese per riportare i liberali – quelli veri, rivendica l’avvocato catanese – in Parlamento dopo troppi anni di assenza. Nei quali tutti, dal centrodestra al centrosinistra, hanno provato ad appropriarsi della bandiera liberale per metterla al servizio dei propri giochi di potere.

Quel tempo, dice Fiumefreddo, è finito. E il fatto che da Arcore e dal Largo del Nazareno si cerchi incessantemente un contatto non fa che rassicurare i liberali che il momento della riscossa è giunto. Bando ai compromessi al ribasso, attacca il segretario nazionale di LiberaItalia. Che anzi approfitta per attaccare la riesumazione di simboli sepolti e le alleanze innaturali tra partiti pur di rientrare in Parlamento.

“Scissioni e proliferazioni di simboli, frutto avvelenato dell’immorale cambio di casacca di avventurieri della politica – ha detto nelle scorse ore Fiumefreddo – I radicali prendono il simbolo dei democristiani, gli ex leghisti il simbolo che fu di Monti, Insieme prende il garofano dei socialisti ed il sole che ride che fu dei Verdi, i laici con il simbolo dei fuoriusciti dal Partito Democratico, la Lorenzin con il simbolo abusivo della Margherita. Un mercimonio di simboli per raccattare poltrone. Reati manifesti: dal voto di scambio, al traffico di influenze, alla truffa aggravata. I liberali chiedono l’intervento della magistratura”.

Parole che suonano come musica alle orecchie dei pentastellati, che per la prima volta dopo anni avrebbero trovato un “compagno di strada” all’altezza delle loro aspettative. Fiumefreddo è un simbolo della lotta al potere costituito e alla criminalità organizzata in Sicilia. Per le sue battaglie contro i maggiorenti dell’Isola, l’avvocato era stato per ben due volte estromesso dalla guida di Riscossione Sicilia, la partecipata che gestisce il recupero credito nella regione. 

Alla guida della quale aveva costretto persino gli onorevoli siciliani a pagare le tasse. Un proposito ai limiti della lesa maestà, nella specialissima terra che chiama “deputati” i consiglieri regionali adeguandone il compenso a quello dei senatori della Repubblica. Una battaglia anti-sistema che il Movimento Cinque Stelle aveva apprezzato e supportato, con un fitto dialogo con gli esponenti regionali, Giancarlo Cancelleri in testa. Che meglio di chiunque altro conosce i rischi del “correre da soli” a tutti i costi, avendo perso per questo motivo la sfida per la Presidenza della Regione con il carrozzone di Nello Musumeci.

Ma anche i rapporti tra Fiumefreddo e Luigi Di Maio sarebbero più che buoni. Fino ad immaginare una convergenza al di là della fantapolitica. Sul tavolo ci sarebbe la possibilità di far fuori il consociativismo tra centrodestra e centrosinistra per aprire una nuova stagione politica. Per il momento il leader liberale non ha confermato l’indiscrezione. Ma a due mesi dalle elezioni, il “patto dell’onestà” rivolterebbe il quadro politico italiano. Portando davvero i Cinque Stelle a un passo da Palazzo Chigi. 

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