Città metropolitane, ecco i commissari di Crocetta

Come annunciato nei giorni scorsi il governatore uscente Crocetta ha nominato Girolamo Di Fazio (a Palermo), Salvatore Cocina (Catania) e Francesco Calanna (Messina)

PALERMO – Sindaci metropolitani: fine corsa. Così come preannunciato nei giorni scorsi, il presidente della Regione Rosario Crocetta ha nominato i commissari delle ex Province. Deposti, dunque, dalla carica  Leoluca Orlando (Palermo), Enzo Bianco (Catania) e Renato Accorinti (Messina).

Al loro posto arrivano tre uomini vicini al governatore: Girolamo Di Fazio, Francesco Calanna e Salvatore Cocina. L’ex questore di Agrigento, Di Fazio, che sarà il commissario della Città Metropolitana di Palermo, è considerato vicino a Beppe Lumia, componente di punta del cerchio magico di Crocetta.

Diretta emanazione del governatore è di sicuro Calanna. L’ex deputato regionale ha ricoperto il ruolo di direttore dell’Esa proprio in questa legislatura ed è schierato con il Megafono, il movimento di Crocetta. Il commissario inviato a Catania, l’ex capo della protezione civile Salvatore Cocina guida attualmente l’ufficio speciale creato da Crocetta per il monitoraggio e lo stimolo della raccolta differenziata.

Una settimana fa Crocetta aveva motivato così la decisione di commissariare i tre enti:“Il parere è netto, con la legge regionale approvata, i sindaci metropolitani sono decaduti e io devo provvedere alla nomina dei commissari fino alle elezioni della prossima primavera”.

La legge approvata lo scorso 12 agosto dall’Ars che ha abrogato la riforma del governo Crocetta, con il ritorno all’elezione diretta degli organi di governo delle ex Province, è stato impugnato dal governo nazionale. Un intervento che secondo gli ormai ex sindaci metropolitani ridevano in grado di evitare il decreto di commissariamento.

Ma Crocetta è stato di diverso avviso, tirando dritto sulla strada. “Per giurisprudenza acquisita e per diritto, una norma è incostituzionale non quando la si impugna ma per espressa sentenza della Corte”, aveva detto il governatore aggiungendo che se firmasse il decreto di commissariamento “compirei un atto illegittimo”.

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