L’altra faccia della Cittadella: barche, rifiuti e laboratori incustoditi

Terza tappa del viaggio di Tribù nei luoghi dell’Università di Catania. Ecco cosa abbiamo visto

 

CATANIA – Un sentiero che si snoda per la campagna, una barca abbandonata in mezzo al nulla – senza nemmeno la targa necessaria per legge – contenente diversi rottami ed anche una batteria per auto abbandonata al sole. Le tracce del rimorchio che ha trasportato qui l’imbarcazione non sono lontane da una vera e propria discarica di rifiuti. Sembra un campo profughi, e invece è la Cittadella Universitaria di Catania. Un polo accademico d’eccellenza, tra i maggiori del Sud Italia, dove però non tutto sembra funzionare al meglio.

Dopo aver mostrato ai lettori lo stato della Torre Biologica e dei Dipartimenti del centro storico, Tribù conclude il suo viaggio nei luoghi dell’Università visitando le sedi di via Santa Sofia. Come nelle precedenti puntate, purtroppo, anche qui non occorre scavare molto per trovare le cose che non vanno. L’enorme perimetro della Cittadella è popolato da realtà funzionanti e di prestigio, ma anche da edifici abbandonati nei quali non si svolge alcuna attività. Le porte sbarrate – che qualcuno ha tentato di forzare – dichiarano inequivocabilmente che in questi plessi non si entra. Perché?

E perché, invece di riaprire queste strutture e porre riparo al cattivo stato di conservazione, si preferisce costruirne di nuove come mostrano i cantieri aperti? Si assiste così al paradosso di aule vuote e di fondi spesi per costruire delle altre.

Non va meglio nelle sedi delle Facoltà funzionanti. Come si vede dalle nostre immagini siamo liberi di entrare in un laboratorio di chimica – tra ampolle e liquidi poco rassicuranti – senza che nessuno sorvegli le attrezzature consentendo a chiunque di giocare al piccolo chimico. E’ possibile che l’Università non abbia previsto un divieto di accesso per i non addetti ai lavori? E che avendolo previsto non sia in grado di farlo rispettare?

Al termine del nostro viaggio in una realtà fondamentale per Catania come l’Ateneo cittadino giriamo le nostre domande al Magnifico Rettore Francesco Basile. Il quale si è insediato da poche settimane, lo sappiamo: troppo poco tempo per affrontare criticità probabilmente frutto di anni di lassismo. Per risolverle, tuttavia, occorrerà una visione strategica che il Rettore non mancherà di avere. E che speriamo di poter contribuire a divulgare, se vorrà condividerla con noi. 

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