Oda, i Cobas al Prefetto: “Problema di ordine pubblico, intervenga”

Ieri la convocazione dei sindacati da parte della dottoressa Riccio allo scopo di “esaminare le problematiche afferenti l’Ente”

CATANIA – “La riunione è andata bene, il Prefetto ha dimostrato attenzione nei confronti dei lavoratori e degli utenti dell’ODA. Occorre dare stabilità all’Ente e alla governance, attenzionando la richiesta di serenità e legalità che viene dai lavoratori di via Galermo, che versa in uno stato di forte stress e disagio”.

Così Cristina Pidatella, portavoce del sindacato COBAS, sintetizza la riunione tenutasi ieri in Prefettura tra i rappresentanti del governo e i sindacati dei lavoratori dell’Opera Diocesana di Assistenza, da mesi al centro di una guerra tra i management contrapposti di Alberto Marsella – Amministratore delegato del CdA rimosso mesi fa dall’Arcivescovo Gristina – e l’avvocato Adolfo Landi – nominato Commissario straordinario dallo stesso Arcivescovo. Due dirigenze per una sola fondazione, decise a non mollare la presa e a combattere la battaglia fino all’ultima carta bollata.

E non solo: nelle ultime settimane diversi lavoratori avevano segnalato come l’ex Ad Marsella avesse introdotto la “security” nell’Ente diocesano. Le immagini della guardia privata armata di sfollagente, diffusa da alcuni dipendenti, aveva fatto parecchio discutere sui giornali e sul web. Una situazione a dir poco tesa, quella dell’ODA, su cui il nuovo Prefetto di Catania Silvana Riccio aveva voluto capire di più. Da qui la convocazione ieri dei sindacati, allo scopo di “esaminare le problematiche afferenti l’Ente”.

Ovvero a fare chiarezza sulla posizione delle maestranze, divise tra il sostegno al vecchio CdA e la contrarietà al medesimo organo. La Pidatella e il COBAS per parte loro non hanno dubbi: l’unico a intimidire i lavoratori, con “urla, strepiti e minacce”, è l’ex Ad Marsella. “Non capisco come alcuni colleghi possano tollerare una cosa del genere. Molti lavoratori per il clima di tensione che si respira si sono sentiti male e sono andati in malattia – spiega la sindacalista – Noi però abbiamo un’attività quotidiana e dobbiamo cercare di svolgerla“.

“Quello dell’ODA è un problema di ordine pubblico, e anche per questo occorre l’intervento del Prefetto – prosegue la rappresentante del COBAS – Questo è stato chiesto da parte di tutti i sindacati. Ognuno ha naturalmente le sue strategie, c’è anche chi dice di non vedere lo stato di disagio dei lavoratori. Sì, si vede qualche vigilantes, ma sarebbe solo per tutelate i documenti. Come se noi avessimo documenti così importanti da avere bisogno di qualcuno che li guardi a vista”.

Ma la presenza della “security” sarebbe solo un’aspetto dell’inasprimento dei rapporti tra l’ex CdA e una parte dei dipendenti. “Ogni giorno diventa un problema da affrontare, è diventato davvero difficile vivere la quotidianità dell’Ente – prosegue la portavoce – I rapporti con l’ex Ad non erano mai stati buoni, ma adesso si è arrivati a livelli esasperati. Non ci resta che aspettare le risposte della Prefettura, a cui abbiamo fatto richieste chiare. Aspettiamo anche la sentenza sul concordato liquidatorio, che non ci darebbe grandi prospettive né come lavoratori né dal punto di vista dell’utenza, a cui non si sta affatto pensando”.

“Evidentemente queste persone si sentono al di sopra della legge – conclude la Pidatella – Forse, venendo dalla Liguria, pensavano di poterci colonizzare, o che in Sicilia non si applicassero le leggi nazionali. Si sono sbagliati, noi attendiamo con pazienza e con speranza che chi di dovere ci dia delle risposte per il proseguimento delle attività dell’Ente. Diversamente faremo tutto ciò che è in nostro potere per fare sì che l’ODA non chiuda.

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