Concorsi truccati, la soffiata e il suicidio del webmaster

Nelle carte dell’inchiesta di Firenze il dramma di un suicidio, legato alla rivelazione dell’esistenza di un’indagine sulle abilitazioni all’insegnamento truccate dalla “chiamata alle armi”

FIRENZE – C’è una pagina particolarmente triste nella tristissima vicenda dell’inchiesta della Procura di Firenze sui concorsi universitari truccati. Ed è quella relativa al suicidio, avvenuto il 14 settembre 2014, di Gianni Zamperini, gestore del dominio di un noto studio legale tributario, Salvini Escalar e Associati, la cui titolare Livia Salvini risulta indagata nella concorsopoli fiorentina. E’ proprio lei a raccontare l’episodio in una conversazione captata dagli inquirenti. E ad attribuirsene la responsabilità, per i motivi che vedremo tra poco.

La Salvini è uno dei volti più noti dell’inchiesta di Firenze. Spesso ospite di trasmissioni televisive, è docente di Diritto Tributario alla LUISS – Guido Carli di Roma nonché membro del Consiglio di Amministrazione de Il Sole24OreIl 13 febbraio 2015, parlando con il collega Giuseppe Zizzo dell’Università “Carlo Cattaneo” di Varese, confida l’esistenza di un procedimento penale “a carico della Commissione precedente”.

Dieci giorni dopo essere stata nominata membro della Commissione, racconta la Salvini al suo interlocutore, era pervenuta una richiesta di intercettazione da parte della Procura della Repubblica di Firenze. La Salvini se la prende con i colleghi che pur sapendo non l’hanno avvisata (“… gli altri lo sapevano, perché me l’hanno detto loro…”) e non volendo fare la stessa cosa con Zizzo lo mette al corrente di tutto. 

Secondo la docente il procedimento è già concluso. “Probabilmente sarà finita lì…”, dice al suo interlocutore, che accoglie comunque l’invito alla prudenza: “Gli strumenti vanno utilizzati con assoluta… cautela… neutralità…”. Zizzo sarà poi tra i protagonisti del filone dell’indagine dedicato alla tornata 2013 del concorso per l’Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento del Diritto Tributario, insieme ai colleghi Amatucci, Cipolla, Di Pietro e Lopez Escalar.

Ma come si arriva al suicidio del webmaster? Il 14 settembre 2014 la Guardia di Finanza di Firenze, temendo che la professoressa Salvini possa essere stata informata dell’intercettazione a suo carico, interroga Gianni Zamperini, titolare del dominio salviniescalar.it utilizzato dall’omonimo studio professionale nonché amico di Livia Salvini. L’uomo nega di avere messo al corrente la professoressa della vicenda. Ma il medesimo, in un messaggio rinvenuto dalle Fiamme Gialle, dice con chiarezza ad un’amica comune di avere avvisato la Salvini. Zamperini viene dunque indagato per favoreggiamento. Il giorno successivo l’informatico si toglie la vita. 

Un certo Fabio comunica la notizia alla Salvini. Costui, trovando il cadavere di Zamperini, “ha potuto prendere visione del decreto di intercettazione a carico della tributarista”. Detto decreto si trovava dunque presumibilmente nel luogo del suicidio. Una vicenda tragica, che scuote la docente. Il successivo 17 settembre, parlando con il compagno Eugenio, si lascia andare a considerazioni drammatiche: “… magari era anche turbato da… da questa cosa della Guardia di Finanza…”, “non posso fare a meno di pensare che è colpa mia…”, “… quantomeno sono stata l’occasione scatenante”. Frasi che restituiscono in pieno il dramma di quelle ore.

Da cui gli inquirenti traggono però una considerazione pragmatica. “Queste parole non avrebbero alcun significato se Livia Salvini non avesse saputo dell’intercettazione e sembrano confermare lo stato di disagio psicologico che possa aver provato il suo interlocutore dopo essere stato scoperto”. La docente sapeva dell’intercettazione e dell’indagine. E dunque anche i membri della Commissione del 2013, messi al corrente della stessa. Ciò non ha impedito al “sistema” di andare avanti a brigare per condizionare i concorsi. Nonostante la vicenda avesse già lasciato dietro di sé il dramma di un suicidio. 

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