Coniugi massacrati a Palagonia, rilievi della scientifica inchioderebbero Kamara

Tanti i reperti analizzati nel villino dell’orrore, dalla ringhiera del balcone agli indumenti delle vittime

 

CATANIA – Si aggrava la posizione di Mamadou Kamara, il 19enne ivoriano imputato per il truce omicidio di Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez. Un crimine tanto feroce quanto incomprensibile che ha sconvolto la comunità di Palagonia la notte del 30 agosto 2015.

“In 30 anni di lavoro, mai vista una scena del crimine così efferata”, avevano detti i poliziotti della scientifica durante la scorsa udienza. Oggi in aula, è toccato ad altri periti tecnici relazionare davanti alla Corte d’Assise presieduta da Maria Concetta Spanto.

Tanti i reperti analizzati nel villino dell’orrore, dalla ringhiera del balcone agli indumenti delle vittime, ma anche i pantaloni grigio-celeste sequestrati all’imputato e la bicicletta che Kamara avrebbe utilizzato per tornare al Cara di Mineo, dov’era allora ospite.

Non tutti i rilievi biologici e chimici sono stati utilizzabili al fine investigativo. Ma su quelli utili fino ad ora relazionati, i testi non hanno dubbi: tutti conducono a Mamadou Kamara. Tra le prove che inchioderebbero l’imputato, ci sarebbero anche le tracce ematiche prelevate sull’accappatoio bianco rinvenuto a casa Solano.

Profili genetici misti, riconducibili a più persone ma che “in tutti i casi hanno dato sempre un risultato: la conferma dell’accusa”. Non solo tracce di sangue sul luogo del delitto ma anche l’impronta del piede analizzata dall’ispettore capo della Polizia di Stato Marcella Greco.

Prove nulle, secondo il difensore Gianna Catania. Ad essere stato violato sarebbe il “diritto di difesa”. Cioè, quei rilievi si baserebbero sul tampone salivare effettuato dalla polizia scientifica senza informare l’avvocato dell’allora indagato. “Lo straniero non capì cosa stesse succedendo, non era affiancato da un interprete né fu data alcuna comunicazione di questa operazione alla difesa”.

Eccezioni già rigettate dalla Corte e confermate oggi nonostante le resistenze dell’avvocato Catania.

Mamadou Kamara venne fermato all’ingresso del Cara di Mineo con due borse “sospette”. Cellulari, macchine fotografiche e orologi, ma anche pen drive, mouse, cavetti e una bottiglia di liquore. C’era di tutto tra gli oggetti “razziati” a casa Solano. L’imputato, anche oggi in aula, si è sempre dichiarato innocente sostenendo di aver trovato le sacche sotto un albero.

Ma secondo la Procura sarebbe proprio lui il responsabile della rapina, della violenza sessuale su Mercedes Ibanez e del massacro di entrambe le vittime.

Un processo che non porta in aula soltanto una disumana crudeltà. Punto centrale di questa vicenda è infatti la gestione e la sicurezza dei migranti all’interno del centro di accoglienza. Francesco Manduca, avvocato della famiglia Solano, ha infatti presentato una querela contro ignoti per sollevare alcune domande: cosa avviene all’interno del Cara? Quali controlli? Ci sono responsabilità del Viminale? “Solo nel 2015 sono fuggiti dal Cara di Mineo 1652 ospiti”.

Durante la prossima udienza, fissata per l’11 maggio, verranno sentiti altri testi del procuratore Giuseppe Verzera.

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