Concorsi truccati, interdetti sei prof siciliani. C’è un catanese

Maxi operazione della Guardia di Finanza per un’inchiesta della Procura di Firenze. Sette arresti per corruzione, coinvolti docenti degli Atenei di Palermo, Catania, Messina ed Enna

CATANIA – Ci sono anche sei professori siciliani – tre dell’Ateneo di Palermo e uno ciascuno di Catania, Messina ed Enna – tra gli indagati per corruzione nell’ambito dell’operazione “Chiamata alle Armi” della Guardia di Finanza che ha eseguito stamani 29 misure cautelari a carico di altrettanti docenti universitari di diritto tributario su tutto il territorio nazionale. 7 sono finiti agli arresti domiciliari, 22 interdetti dall’attività per 12 mesi, quindi non possono insegnare.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Firenze, hanno consentito di accertare “sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario finalizzati a rilasciare le citate abilitazioni secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori, con valutazioni non basate su criteri meritocratici bensì orientate a soddisfare interessi personali, professionali o associativi”.

Tra i docenti interdetti anche alcuni  componenti di diverse Commissioni nazionali (nominate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per le procedure di Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento nel settore scientifico diritto tributario. Complessivamente gli indagati sono 59. Tra di essi anche l’ex ministro Augusto Fantozzi. 

LEGGI: NOMI E FOTO DEI DOCENTI SICILIANI INTERDETTI

L’indagine ha preso le mosse dal tentativo di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore universitario, candidato al concorso per l’Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento nel settore del “diritto tributario”, a “ritirare” la propria domanda, allo scopo di favorire un terzo soggetto in possesso di un profilo curriculare notevolmente inferiore, promettendogli che si sarebbero adoperati con la competente Commissione giudicatrice per la sua abilitazione in una successiva tornata.

Dalla denuncia del ricercatore universitario è scattata l’inchiesta. I vincitori del concorso nazionale venivano scelti con una “chiamata alle armi” tra i componenti della commissione giudicante, e non in base a criteri di merito. Secondo quanto emerso, in un’intercettazione uno dei docenti, componente della commissione giudicante, affermerebbe di voler favorire il suo candidato, contrapposto a quello di un collega, esercitando la sua influenza sui commissari a lui vicini.

I NOMI DEGLI ARRESTATI – I sette docenti finiti in manette sono: Guglielmo Fransoni, tributarista dello studio Russo di Firenze e professore a Foggia ma anche ex collaboratore di Stefano Ricucci, Fabrizio Amatucci, professore di Napoli, Giuseppe Zizzo, dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza (Varese), Alessandro Giovannini, dell’Università di Siena, Giuseppe Maria Cipolla dell’Università di Cassino, Adriano Di Pietro dell’Università di Bologna, Valerio Ficari, ordinario a Sassari e supplente a Tor Vergata a Roma.

Tra i 22 docenti interdetti, come detto, anche sei  professori siciliani. Tre sono palermitani: Daniela Mazzagreco, associato di Giurisprudenza (nella foto), Maria Concetta Parlato, ricercatore della Facoltà di Scienze politiche e delle relazioni internazionali, e Salvatore Sammartino, docente a contratto della Facoltà di Giurisprudenza (nella foto). Interdizione dall’attività per 12 mesi anche per: Francesco Randazzo, associato di Diritto tributario all’Università di Catania (NELLA FOTO); Andrea Colli Vignarelli, ordinario di Scienze Poltiche e giuridiche dell’Università di Messina; Alessandro Filippo Cimino, associato di Diritto tributario alla Kore di Enna.

Per un settimo docente siciliano, l’85enne Andrea Parlato, il GIP di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, si è riservato di applicare la misura interdittiva solo dopo l’interrogatorio dell’ex professore dell’Ateneo palermitano, chiamato in causa per presunte pressioni che sarebbero state esercitate per favorire la figlia Maria Concetta.

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  • Sia la volta buona per pulire l’istituzione dal “fango” che la pervade;si faccia giustizia verso coloro che pur meritando non hanno ottenuto.

  • Istruzione aperta a tutti e nessun favoritismo. I meriti vanno premiati e non la corruzione.

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