Il caso catanese nel crack Alitalia: lavori a “impresa fantasma” etnea

L’ex compagnia di bandiera avrebbe affidato ingenti commesse ad un’azienda informatica nata appena otto giorni prima

Alitalia

CATANIA – C’è un “caso catanese” nella vicenda Alitalia. L’ex compagnia di bandiera italiana – finita nei giorni scorsi in amministrazione straordinaria per gravi carenze economiche e finanziarie – avrebbe affidato servizi informatici per centinaia di migliaia di euro ad un’azienda del settore con sede ai piedi dell’Etna. Il fatto curioso è che la società sarebbe nata appena otto giorni prima di ricevere la ricca commessa dalla compagnia aerea.

A rivelarlo un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano lo scorso 7 maggio, a firma di Carlo Di Foggia. I fatti risalirebbero esattamente ad un anno fa: “Il 9 maggio 2016 viene creata [a Catania, ndr] la Digital Shell, società attiva nella ‘consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica’ – annota il giornalista –  Viene iscritta nel registro camerale il 20 maggio. Capitale sociale: 500 euro. Zero esperienza. È una srl ‘semplificata’, con un socio e amministratore unico nato nel 1952. Inizia le attività il 13 giugno, otto giorni dopo diventa fornitore di Alitalia: un fenomeno imprenditoriale”.

Un fenomeno davvero, perché come dettagliato dal Fatto le fatture sarebbero più che ragguardevoli. Almeno quattro da diverse centinaia di migliaia di euro, e forse una quinta che sfiorerebbe il milione tondo. Per quale servizio? “Lavori effettuati per il ramo Information and Technology di Alitalia”, gestione dei servizi informatici e manutenzione. Affidati ad un’azienda con soli otto giorni di vita – che il giornale non esista a definire “fantasma” – da parte di una compagnia aerea che rappresenta un asset di Stato.

Già così la storia sarebbe croccante. Ma vi sono altri elementi di curiosità. A possedere la Digital Shell è il signor Quintilio Nicolosi, catanese, che riveste la carica di amministratore unico. Come risulta dalla visura a nostra disposizione, la società ha sede a Catania nei pressi del Tondo Gioeni. Almeno formalmente: come verificato da Tribù con una visita all’indirizzo, il nome non compare sul citofono esterno e soltanto entrando nel condominio è possibile trovarne menzione nella buca delle lettere di uno studio commercialista.

Citofoniamo per sapere se il signor Nicolosi si trovi in sede. “Lo conosciamo, ma non siamo collegati”, dicono dallo studio. Sebbene questa risulti essere la sede legale della Digital Shell, e nonostante il nome dell’azienda compaia sulla cassetta della posta accanto a quello dei titolari dello studio, veniamo a conoscenza del fatto che il signor Nicolosi non è reperibile qui. Né sarà possibile trovarlo a casa: contattato il suo indirizzo privato, veniamo liquidati con un secco no comment da parte di una donna.

Da un ulteriore ricerca sulle partecipazioni economiche del signor Nicolosi, inoltre, risulta come il medesimo abbia fondato appena qualche giorno fa una nuova azienda, denominata Free Mind Foundry srl. La società, con un capitale di 10.000 euro, risulta iscritta al registro delle Imprese lo scorso cinque maggio ed ha come oggetto sociale “l’acquisto e vendita di immobili e mobili” ed anche la loro locazione. Un campo d’azione apparentemente lontano da quello della Digital Shell. Come nel primo caso, Nicolosi è socio e amministratore unico della società. 

Queste le informazioni attualmente reperibili sul titolare dell’azienda che l’anno scorso ebbe affidate da Alitalia le consulenze informatiche. Commesse assegnate ad appena otto giorni dalla fondazione, da parte di un asset nazionale nel campo degli aviotrasporti. Lecito domandarsi perché la scelta della compagnia aerea sia ricaduta proprio sulla neonata agenzia catanese. E perché della medesima agenzia non sembri esservi traccia presso la sede legale della stessa.

In attesa di eventuali chiarimenti, ciò che resta è un punto di domanda grosso come le commesse di Alitalia. 

visura camerale Free Mind Foundry srl 

visura camerale Digital Shell srl semplificata 

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  • A Catania tutto e’ un mistero, ma ci dicono che tutto è trasparente e che possiamo stare tranquilli.

    Il costo del carburante ( cosi’ come pubblicato dal fatto quotidiano ) è solo un appendice , solo l’inizio di una piacevole avventura in salsa siciliana.

    Visto e considerato che osate ( i giornali locali on line ogni tanto ci tentano ), ecco un altra pulce nell’orecchio :

    La SAC ( partecipata o non partecipata del Comune di Catania , ai posteri l’ardua risposta ) ha queste due simpatiche situazioni:

    – Affida la contabilità senza gara ( ovviamente replicheranno che gli importi sono inferiori ai limiti imposti dalla legge e che non si deve svolgere nessun bando ) , …… basta perdere po’ di tempo in piu’ !!!!

    – Risultano negli ultimi mesi assunzioni o incarichi ……..mentre il bando con tanto di domande sono state tutte cestinate o da rifare . Come si puo’ spiegare una simile situazione ?

    Sicuramente non risponderà mai nessuno e domani la notizia sarà dimenticata.

    Salvo

  • L’unica sarebbe far fallirel’Alitalia e tutte le società fantasma collegate , succhiasangue del contribuente italiano.

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