Crack windjet, la Procura: “Tutti i soggetti meritano il rinvio a giudizio”

“Questo marchio non sarebbe stato acquistato da nessun altro per 10 milioni di euro”

Antonino Pulvirenti
Antonino Pulvirenti
Photo Credit Alfredo Falcone, LaPresse

 

CATANIA – “Tutti i soggetti coinvolti meritano il rinvio a giudizio”. È questa la sintesi della requisitoria con cui i PM Alessandro Sorrentino e Alessandra Tasciotti hanno ricostruito la storia della Windjet. Diciassette persone sarebbero responsabili, secondo la Procura etnea, di aver aggravato la condizione economica della compagnia aerea fino al suo crack. Praticamente, bancarotta fraudolenta.

I Pubblici Ministeri in aula ripercorrono i capi d’imputazione per ribadire “la necessità di giungere a dibattimento”. A decidere sarà il il Gup Gaetana Bernabò Distefano.

I magistrati parlano di “distrazioni di denaro”, di “operazioni inesistenti senza giustificazioni attendibili” e di “fatture costruite appositamente”. Un sistema ideato ad hoc per dissimulare la gravissima condizione economica della Windjet, già un anno dopo il primo decollo. E il collasso effettivamente avvenne nell’agosto 2012 quando la low cost lasciò a terra oltre 300mila passeggeri.

Tra le distrazioni di denaro, per esempio, ci sarebbero le manovre dell’ex amministratore delegato Stefano Rantuccio che avrebbe sottratto ingenti somme dal patrimonio della Wind Jet per dirottarle sul conto bancario proprio e di altri. In questo senso, si cita l’anomala causale di un bonifico che si riferisce a una fornitura, in realtà, scaduta due anni prima.

A non convincere i magistrati sul crollo di Windjet ci sono indagini bancarie, intercettazioni, rendicontazione informatica.

Il nodo principale della vicenda riguarda senza dubbio la cessione del marchio nel 2006 a Meridi s.p.a., società dello stesso gruppo imprenditoriale che gestisce supermercati.

“Questo marchio non sarebbe stato acquistato da nessun altro e a quel prezzo” (cioè 10 milioni di euro, ndr), spiega il PM Tasciotti. Lo scopo sarebbe stato quello di far incamerare questa somma enorme alla Wind Jet. Poi, con la retrocessione del marchio nel 2009 alla stessa compagnia aerea, far conferire 2 milioni e 400mila euro alla Meridi. Un movimento di liquidità che il magistrato definisce “patologico”.

I magistrati insistono sulla tempistica dell’operazione. La cessione, cioè, sarebbe avvenuta appositamente dopo l’approvazione del bilancio della Meridi – in modo da non registrare il buco di 10 milioni – ma prima del bilancio della Windjet. Così, la compagnia aerea sarebbe sembrata ‘in salute’.

Pulvirenti si assunse la paternità di questa cessione, operazione prospettata come “conveniente” per l’intero gruppo imprenditoriale, ma senza meglio specificare quali professionisti glielo consigliarono. Secondo la Procura, il solo scopo reale ero quello “di aggiustare una situazione che presentava una crisi”, cioè “Pulvirenti l’avrebbe fatto solo per mascherare un finanziamento occulto”. Allo stesso modo, non convince “una certa superficialità” con cui fu valutato il marchio. Secondo l’accusa, tutti gli esperti che seguirono la valutazione del marchio facevano parte dello studio Patti. Lo stesso che curava i bilanci Windjet.

Tra le manovre contestate dai pubblici ministeri, ci sono anche componenti del motore sovrastimate. A prova delle perizie di comodo “solo formalmente redatte da PowerJet Aviation Services Ltd e Dale Aviation Ltd ma in realtà concordate”, i Pubblici Ministeri hanno citato il fitto carteggio telematico tra Rantuccio e Giuseppe D’Amico, engineering manager di Windjet. Sembrerebbe, infatti, che le rimanenze di magazzino non valevano 40 milioni di dollari, come dichiarato inizialmente,  ma appena 3 milioni di euro. 

La “questione madre” di tutte le operazioni di comodo sarebbe invece l’aereo incidentato, valutato quasi come uno intatto. Una vicenda “grottesca” l’ha definita il magistrato Tasciotti. Uno scambio di mail in tempi brevissimi avrebbe fissato il suo valore per 20 milioni di dollari. Prezzo smentito dalle perizie eseguite in seguito dalla stessa compagnia aerea: non valeva più di un milione di euro. Inoltre, il suo motore incidentato venne venduto a una società israeliana per 3 milioni di dollari. Con questo accordo, si stabilì anche che sarebbe stata proprio questa azienda ad occuparsi della manutenzione degli aerei Windjet. Secondo la Procura, era il vero interesse del contratto.

La Wind Jet venne affossata nell’arco di 7 anni con un aumento di debito superiore a 164 milioni.

I pm Alessandro Sorrentino e Alessandra Tasciotti hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti i soggetti coinvolti che avrebbero agito “in concorso e previo accordo tra loro” come “un gruppo criminale organizzato”. Una richiesta a cui si sono associati anche i legali delle parti civili. La prossima udienza è fissata per il 3 febbraio quando si concluderanno gli interventi dei difensori.

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