Crack Windjet, quando trecentomila passeggeri furono lasciati a terra

Prosegue il processo per la bancarotta della compagnia aerea low cost siciliana

 

CATANIA – Prosegue il processo sul crack Wind Jet, la compagnia catanese low cost che ha smesso di volare nell’agosto 2012 lasciando a terra oltre 300mila passeggeri. Nel corso dell’ultima udienza preliminare, hanno chiesto di costituirsi come parti civili l’Inps, la Codacons e il commissario giudiziale Mario Libertini. Una decisione che il Gup Gaetana Bernabò Distefano prenderà il prossimo 16 gennaio. Giorno in cui inizieranno gli interrogatori degli imputati che lo hanno chiesto.

Un procedimento che porta alla sbarra per bancarotta fraudolenta 17 persone responsabili, secondo la Procura etnea, di aver aggravato la condizione economica della compagnia aerea fino al suo irrimediabile crollo.

I pm Alessandro Sorrentino e Alessandra Tasciotti hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti i soggetti coinvolti che avrebbero agito “in concorso e previo accordo tra loro” come “un gruppo criminale organizzato”. E’ per questo che nella conferenza stampa con cui la Procura etnea informò la città dell’esito di questa inchiesta, condotta dalle Fiamme Gialle, l’allora Procuratore Reggente  Michelangelo Patanè ebbe a parlare della “più importante operazione di sempre” relativa al settore economico.

Gli indagati avrebbero “occultato un deficit del patrimonio”  riportando nei bilanci “valori attivi fittizi” aggravando lo stato dell’azienda per oltre 164 milioni, di cui 30 milioni per debiti verso l’erario, 20 milioni verso i passeggeri che hanno comprato i biglietti senza poter volare e i restanti per i debiti verso i fornitori.

In particolare, queste manovre ‘sospette’ sarebbero cominciate già nel 2005, cioè appena un anno dopo la nascita della low cost.

La Wind Jet, praticamente, non avrebbe più potuto volare già un anno dopo il primo decollo. A gravare ‘sulle ali’ dell’azienda, ci sarebbe anche una”indebita” rivalutazione del marchio ceduto nel 2006 a Meridi s.p.a. – società dello stesso gruppo imprenditoriale che gestisce supermercati – per un importo di 10 milioni di euro, nonostante il suo valore fosse inferiore. Marchio poi retrocesso nel 2009 alla stessa Wind Jet. Dunque, un’operazione “fittizia”, secondo i pubblici ministeri, “effettuata al solo scopo di occultare l’integrale perdita del patrimonio”.

Gli indagati avrebbero distratto e occultato risorse finanziarie della compagnia di volo, ammessa il 9 maggio del 2013 alla procedura di concordato preventivo con un passivo di oltre 238 milioni 500mila euro e un attivo stimato dal commissario giudiziale pari a 11milione 300mila euro. Prima, però, Wind Jet aveva trasferito ingenti somme alle società Jmv Aviation e Dale Aviation per acquisti che la Procura definisce “privi di giustificazione”, cioè, “del tutto simulati”.

Tra le manovre contestate dai pubblici ministeri, ci sono anche componenti del motore sovrastimate,perizie di comodo solo formalmente redatte da PowerJet Aviation Services Ltd e Dale Aviation Ltd ma in realtà concordate”, e relazioni sui bilanci del 2008 e del 2010 “che venivano retrodatate e modificate”.

Gli ex amministratori della low cost catanese, però, si sono sempre dichiarati estranei alle accuse sostenendo di aver “agito correttamente”. Allo stesso modo, anche le altre persone coinvolte. Come i revisori Bompiani Audit, che hanno specificato di non aver concordato le relazioni di revisione con i rappresentanti della Wind Jet. Questi avrebbero esclusivamente “tenuto conto di alcuni suggerimenti che hanno riguardato la forma ma non la sostanza di alcune espressioni contenute nelle relazioni” e non avrebbero “modificato il loro giudizio sui bilanci”. Un parere che in ogni caso non sarebbe stato “positivo” ma “con rilievi”.

Dalle stelle alle aule del Tribunale di Catania, l’ex prima low cost d’Italia potrebbe portare nei prossimi mesi Antonino Pulvirenti ad affrontare il secondo processo a suo carico. Dopo il rinvio a giudizio per il caso “Calciopoli”, cioè la presunta compravendita di partite che vedrebbe coinvolto il patron del Calcio Catania.

I NOMI DEGLI INDAGATI

Nino Pulvirenti, presidente della low cost catanese, l’ex ad Stefano Rantuccio, il presidente del collegio sindacale di Wind Jet Vincenzo Patti, Gianmarco Abbadessa, avvocato tributarista e componente del collegio sindacale dell’azienda, Luciano Di Fazio e Gianluca Cedro, senior partner di Emintad Italy Srl, società di consulenza strategica, Giulio Marchetti, associate partner della Bompani Audit Srl, incaricata del controllo contabile della WJ, Remo Simonetti, amministratore della stessa società di revisione, Angelo Vitaliti, componente del Cda di Windjet, Paola Santagati, commercialista Windjet, Gianni Cominu, maintenence Ph di Windjet, Giuseppe D’Amico, engineering manager di Windjet, Biagio Rantuccio, fratello di Stefano, Makto Dadic, sale manager della società francese Europe Aviation S.A. del gruppo Vallières Aviation, Gregoire Lebigot, presidente del gruppo Vallières Aviation e della Europe Aviation nonché amministratore della Jmv Aviation S.ar.l., Karl Rickard, vice presidente della Jmv Aviation Srl, Sarah Patti, componente del collegio sindacale della Windjet.

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