Crocetta sfida il PD: “Primarie a metà settembre”

Il Presidente della Regione riunisce il Megafono per lanciare la sua candidatura e propone agli alleati una data per la scelta del candidato: “Non siamo subalterni a Roma”

TRABIA (PALERMO) – Un bilancio di cinque anni di governo della Sicilia, ma sopratutto una road map per i prossimi cinque. La cui conquista è più che mai incerta, con il Partito Democratico e il centrosinistra ancora dubbiosi su come organizzarsi per la battaglia del 5 novembre e le primarie ancora in altomare. Rosario Crocetta ha riunito nelle scorse ore i rappresentanti del Megafono per fare il punto della situazione. E il quadro che emerge è pieno di chiaroscuri.

Cominciando proprio dalla preoccupazione per le scelte dello schieramento: “E’ prassi consolidata nel centro sinistra che il presidente uscente venga ricandidato, a meno di non trovarsi di fronte a fatti gravi che rendano inopportuna la candidatura – recita il documento finale della direzione del movimento – Crocetta è il primo rappresentante del centro sinistra che dal 1946 in poi, ha vinto le elezioni con mandato popolare”.

Un merito che il Presidente non ha mai esitato a definire storico, come i risultati ottenuti nel suo quinquennio, annotati dal Megafono: “La Sicilia che abbiamo trovato nel 2012 era sull’orlo del fallimento, con un bilancio in default, con 11 punti di Pil persi in 7 anni e con ben 300mila lavoratori che avevano perso il posto di lavoro”, ricordano i quadri e gli amministratori del Megafono. Problemi non da poco, come anche il mancato utilizzo dei fondi europei, la precarietà dell’assistenza sanitaria e l’impostazione clientelare di molti settori.

Mali atavici di cui Crocetta rivendica la risoluzione, o quantomeno il miglioramento: Il Governo ha risanato il bilancio, rilanciato la crescita e creato le condizioni per lo sviluppo di questa terra – spiega il documento – Il bilancio risanato di questa Regione deve servire per dare futuro e prospettive ai giovani, alle donne, ai disoccupati, ai deboli, alle persone con disabilità, ai precari, agli imprenditori. La situazione non si affronta né con nostalgia di un ritorno a un passato che ha distrutto la Sicilia, né con avventure irresponsabili modello Comune di Roma”.

Ma la narrazione dei crocettiani non è tutta rose e fiori: “Non si può con un colpo di spugna cancellare quanto è stato fatto per tornare a mediazioni infinite, alla politica politicante, ai tragici riti del potere”, mettono nero su bianco gli esponenti del Megafono. “Il presidente della Regione deve essere scelto dai siciliani. La Sicilia è chiamata ad esprimere la propria classe dirigente”, prosegue il documento, ricordando come il Megafono sia “l’unico movimento civico nato in questi anni in Sicilia, con una ramificazione sul territorio e che ha vinto per la prima volta nella storia con il superamento del quorum”.

Una garanzia d’indipendenza dalle scelte interessate delle segreterie e delle segrete stanze, secondo Il Megafono, per il quale “il presidente della Regione non può essere espressione di lobby occulte” né incoronato da investiture dall’alto, “magari camuffate da scelte civiche”. Da qui la necessità – in caso il presidente uscente non venga confermato – di una “competizione franca tra alleati”. E i crocettiani confermano il metodo preferito per l’individuazione del candidato: le primarie di coalizione da convocare per il 10 o il 17 settembre.

“Noi siamo pronti alla sfida, al confronto, al dialogo rifiutando, però, la subalternità ai potentati”, concludono gli amministratori del Megafono per i quali le primarie rappresentano il metodo più corretto “per iniziare insieme un nuovo percorso che parta dalle cose buone già realizzate, per raggiungere nuovi, importanti traguardi per la Sicilia. Noi siamo in campo con Crocetta, candidati ma non disponibili a subire passivamente ordini dall’alto, che umiliano il popolo siciliano”.

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